legge da fermare

Ddl Zan, ora parla Pietro Parolin: testo vago che non definisce i reati. "Ma il Vaticano non chiede di bloccarlo"

Con la nota verbale inviata all'ambasciatore italiano, pubblicata nei contenuti dal Corriere, il Vaticano non voleva bloccare il Ddl Zan contro l'omotransfobia, ma sottolineare i timori l'adozione di "un testo con contenuti vaghi e incerti, che finirebbe per spostare al momento giudiziario la definizione di ciò che è reato e ciò che non lo è". 

 

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Il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin è rientrato a Roma dal Messico, dove è stato sorpreso dal clamore per la vicenda, e ha parlato in una intervista a Vatican News. 

“Avevo approvato la Nota Verbale trasmessa all’ambasciatore italiano e certamente avevo pensato che potevano esserci reazioni. Si trattava, però, di un documento interno, scambiato tra amministrazioni governative per via diplomatica. Un testo scritto e pensato per comunicare alcune preoccupazioni e non certo per essere pubblicato”, ammette il prelato. 

 

Ma quali sono queste preoccupazioni? “Innanzitutto vorrei precisare che non è stato in alcun modo chiesto di bloccare la legge - ribadisce Parolin - Siamo contro qualsiasi atteggiamento o gesto di intolleranza o di odio verso le persone a motivo del loro orientamento sessuale, come pure della loro appartenenza etnica o del loro credo. La nostra preoccupazione riguarda i problemi interpretativi che potrebbero derivare nel caso fosse adottato un testo con contenuti vaghi e incerti".

 

Il timore, non solo della Santa Sede, va detto, è che il Ddl Zan finirebbe per dare al giudice l'onere di stabilire che cosa - anche le opinioni espresse - è reato e cosa no. "Senza però dare al giudice i parametri necessari per distinguere. Il concetto di discriminazione resta di contenuto troppo vago. In assenza di una specificazione adeguata corre il rischio di mettere insieme le condotte più diverse e rendere pertanto punibile ogni possibile distinzione tra uomo e donna, con delle conseguenze che possono rivelarsi paradossali e che a nostro avviso vanno evitate" prima che il testo diventi legge, entra nel merito Parolin. Insomma, siamo nel penale e "l'esigenza di definizione è particolarmente importante" perché "deve essere ben determinato ciò che è consentito e ciò che è vietato fare”.

 

Sulle accuse di ingerenza della Chiesa sugli affari nazionali il Sergretario di Stato commenta che l'intervento è stato "preventivo" per "fare presenti i problemi prima che sia troppo tardi. Il disegno di legge è stato già approvato, peraltro, da un ramo del Parlamento. Un intervento solo successivo, una volta cioè che la legge fosse stata adottata, sarebbe stato tardivo. Alla Santa Sede si sarebbe potuto imputare un colpevole silenzio, soprattutto quando la materia riguarda aspetti che sono oggetto di un accordo".

Insomma, "non è stata un’ingerenza. Lo Stato italiano è laico, non è uno Stato confessionale, come ha ribadito il Presidente del Consiglio. Concordo pienamente con il Presidente Draghi sulla laicità dello Stato e sulla sovranità del Parlamento italiano. Per questo si è scelto lo strumento della Nota Verbale, che è il mezzo proprio del dialogo nelle relazioni internazionali" rivendica Parolin che esprime apprezzamento per le parole del premier sul "rispetto dei principi costituzionali e agli impegni internazionali".

 

"Faccio anche notare che fino ad ora il tema concordatario non era stato considerato in modo esplicito nel dibattito sulla legge. La Nota Verbale ha voluto richiamare l’attenzione su questo punto, che non può essere dimenticato. Come è stato anche fatto presente da qualcuno dei commentatori, il tema della libertà di opinione non riguarda soltanto i cattolici, ma tutte le persone, toccando quello che il Concilio Vaticano II definisce come il ‘sacrario’ della coscienza”, sottolinea il cardinale.