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Papa Francesco, doccia fredda ai media vaticani: Bellissimi studi ma senza audience sono soldi buttati via

Una vera e propria doccia fredda quella rappresentata dalla visita di Papa Francesco a Radio Vaticana e all'Osservatore romano. Bellissimi studi, ma senza audience sono soldi buttati via è il messaggio che Bergoglio riserva alla comunicazione e all'informazione vaticane. 

 

Dovete chiedervi tutti i giorni: “A quanta gente arriviamo?”, perché “c’è il pericolo di una bella organizzazione, un bel lavoro, ma che non arrivi dove deve arrivare... Un po’ la montagna che partorisce il topolino”. E “state attenti” che sia una struttura funzionale, creativa, “dove ognuno abbia la libertà sufficiente” e “la capacità per rischiare e non andare a chiedere sempre permesso. Questo paralizza”, ammonisce Papa Francesco. 

 

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Poi entra, nella regia 9, alla trasmissione curata da Massimiliano Menichetti, responsabile di Vatican News e Radio Vaticana e Luca Collodi, responsabile di Radio Vaticana Italia. “Ho solo una preoccupazione che mi tocca tanto il cuore - esordisce - quanti ascoltano la Radio e quanti leggono l’Osservatore Romano?”.  Perché, spiega, “il nostro lavoro” è per arrivare alla gente, perché quello che si fa qui, che è bello è grande, è faticoso, “arrivi alla gente, sia con le traduzioni, sia anche con le onde corte”.

La domanda che voi dovete fare è: “Quanti? A quanti arriva?”, perché c’è il pericolo – per tutte le organizzazioni – il pericolo di una bella organizzazione, un bel lavoro, ma che non arrivi dove deve arrivare... Un po’ il racconto del parto del topo, la montagna che partorisce il topolino... Tutti i giorni fatevi quella domanda: a quanta gente arriviamo? A quanti arriva il messaggio di Gesù, tramite L’Osservatore Romano? Questo è molto importante, molto importante!". 

 

Francesco si dice contento per aver visto tanti dipendenti del Dicastero e soprattutto le redazioni giornalistiche: “Tutti insieme, qui; ho visto questo Palazzo ben sistemato, e questo mi piace; l’unità del lavoro”.  Un sistema “così grande e complicato” deve però funzionare bene. E’ importante, chiarisce, “che tutta questa bellezza, tutta questa organizzazione funzioni”.

"Il grande nemico del funzionare bene è il funzionalismo. Per esempio, io sono capo di una sezione, sono il segretario di quella sezione: il capo. Ma ho sette sotto-segretari. Sempre tutto bene, bene... qualcuno ha una difficoltà, va dal sottosegretario che deve risolvere, che dice: “Aspetta un attimo, poi ti rispondo”. Prende e chiama il segretario, cioè: non servono. Incapaci di decidere...", spiega il Santo Padre, che tra l'altro fa un uso incredibilmente efficace dei social network

Il Pontefice chiarisce che “non importa quanti posti ci sono, se quello studio è bello o non è bello, questo… Importa che funzioni, che sia funzionale, e non vittima del funzionalismo”. Perchè “quando una cosa è funzionale, aiuta la creatività. Il vostro lavoro dev’essere creativo, sempre, e andare oltre, oltre, oltre: creativo. Questo si chiama funzionare”. Se un lavoro è troppo bene ordinato, conclude Papa Francesco, “alla fine finisce ingabbiato e non aiuta”.

"State attenti! Niente funzionalismo. Sì funzionale al lavoro, ma quello che dovete fare. E perché una struttura sia funzionale, ci vuole che ognuno abbia la libertà sufficiente per funzionare. Che abbia la capacità di rischiare e non andare a chiedere permesso, permesso, permesso, permesso: questo paralizza. Funzionale, non funzionalistico", è la lezione del Papa.