nuova mutazione

La variante indiana è in Italia. Due casi in Veneto, altri due sotto esame

La tanto temuta variante indiana del coronavirus è stata individuata anche in Italia. Più precisamente in Veneto, a Bassano del Grappa. A dare l'annuncio è stato il presidente della Regione, Luca Zaia, nella consueta conferenza stampa sull’emergenza Covid. "Oggi abbiamo i primi due pazienti, a Bassano, padre e figlia, con la variante indiana. Le varianti arrivano tutte, ce ne sono migliaia, non so quante siano, affrontiamo giorno dopo giorno questi aspetti, però si va avanti", ha detto il governatore leghista dicendo ai cronisti che i due casi sono stati riscontrati all’Ulss Pedemontana di Bassano e che i pazienti sono rientrati probabilmente dall’India. "Abbiamo anche due casi in valutazione per una eventuale conferma che si tratti di variante indiana", ha aggiunto Zaia. 

 

La scoperta che la mutazione del Covid che sta mettendo in ginocchio l'India dove l'emergenza ha preso dimensioni drammatiche preoccupa e la variante "va monitorata e va studiata per capirne i possibili effetti, ma in questo momento non deve suscitare allarme", dice Arnaldo Caruso, presidente della Società italiana di virologia (Siv-Isv). "Con questa variante Sars-CoV-2 segue una rotta già segnata da varianti precedenti", spiega. Mutanti che "hanno tutti già dimostrato di essere, chi più chi meno, neutralizzabili dai vaccini" anti-Covid attualmente disponibili. "Quindi ad oggi non vedo grossi motivi per pensare che anche questa variante non debba andare incontro allo stesso destino delle altre. Però ripeto: scientificamente è sempre doveroso porsi dei dubbi, da fugare attraverso la ricerca. E speriamo che la ricerca ci conforti in questa ipotesi", auspica l’esperto.

 

A livello del genoma virale, "la variante indiana assomma una mutazione in posizione 484, comune anche ad altre tipo la sudafricana, e una mutazione in posizione 452, che è relativamente più rara - descrive Caruso, ordinario di microbiologia e microbiologia clinica all’università di Brescia e direttore del Laboratorio di microbiologia dell’Asst Spedali Civili - Tutte e due insieme è la prima volta che si vedono, mentre separatamente si sono già viste. Dal punto di vista pratico, queste sono mutazioni che avvengono per un normale adattamento del virus alla nostra specie", osserva lo specialista, precisando che "il virus non sta cercando di evadere niente, né farmaci né vaccini. Sta cercando unicamente di esporre meglio il proprio sito di legame alla cellula. E nell’esporlo meglio - puntualizza Caruso - in molti casi espone meglio anche la zona di neutralizzazione, tant’è vero che le varianti inglese e nigeriana risultano addirittura più neutralizzabili" dai vaccini. "In questa corsa del virus a evolversi spontaneamente", il numero uno dei virologi italiani non vede "niente di particolarmente preoccupante per la tenuta dei vaccini. Ovviamente però queste sono ipotesi - ribadisce - che vanno dimostrate non appena sarà disponibile un isolato del virus e le prove ci daranno un’eventuale conferma". Osservate speciali ora restano le comunità indiane, come quella Sikh nella provincia di Latina.