Milano: colleghi Cinturrino a pm, 'spesso parlava di voler prendere Mansouri'
Milano, 24 feb. (Adnkronos) - "Voleva sempre venire con noi e molto spesso parlava di voler prendere Zack". E' uno delle rivelazioni rese durante un interrogatorio da uno dei colleghi di Carmelo Cinturrino, fermato per l'omicidio volontario del pusher Abderrahim Mansouri, noto come 'Zack', al pubblico ministero di Milano Giovanni Tarzia. Del 28enne marocchino i due colleghi del commissariato Mecenate avevano parlato in altre occasioni. "Era il capo della piazza (di spaccio, ndr) e in più occasioni mi ha detto che gli era scappato e che andava preso" rivela il poliziotto indagato per favoreggiamento e omissione di soccorso per quanto accaduto nel boschetto di Rogoredo il pomeriggio del 26 gennaio scorso.
Il ritratto che emerge di Cinturrino è quello di un poliziotto "aggressivo", c'è chi parla di schiaffi a spacciatori e tossici "perché tirassero fuori droga e soldi". Un agente visto come un personaggio "molto particolare, molto aggressivo, anche verso i colleghi. Soprattutto con i tossici, gli spacciatori, c'era sempre qualcosa di non lineare. Si capiva che qualcosa non andava. Parlava con i tossici da solo, cercava la sostanza, andava da solo. Io sono sempre andato con altri colleghi, mai da solo". Il silenzio sull'aver capito da subito che accanto alla vittima la pistola a salve era stata messa da Cinturrino viene espresso come "un peso" da portare. E l'agente che era a pochi passi dell'assistente capo avrebbe riferito ai colleghi. "'E' un pazzo, non sta bene, si è fiondato subito sul corpo di Zack e lo ha girato. lo correndo ho visto a terra un oggetto che non mi sembrava una pistola'".
La sensazione di disagio sembra diffusa nel commissariato Mecenate. "A me non ha mai ispirato fiducia Cinturrino, non ci volevo lavorare, lo facevo solo se mi mettevano di servizio e quindi non potevo rifiutare. Lui da un annetto, con l'arrivo del nuovo ispettore spesso cercava di condizionare l'ufficio, di lavorare insieme. (...) Lui è sempre stato considerato come paladino o fenomeno, non lo so. Dagli anziani era visto in un modo, dai giovani era visto in un altro; i giovani facevano affidamento su di lui." E aggiunge: "Io ho sempre fatto presente all'ispettore di non metterci insieme, e dopo un po' anche lui si è reso contro che Carmelo aveva atteggiamenti non belli. Era aggressivo, allungava le mani. Io personalmente ho visto che si portava un martello e una volta lo ha usato per picchiare i tossici. Ma non so il motivo, se era frustrato, se dicevano qualcosa che non era quello che voleva sentirsi dire".
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