Premio Campiello: cinquina finalista Bajani, Caminito, Malaguti, Nori e Pellegrino/Adnkronos
Padova, 28 mag. - (Adnkronos) - "Il libro delle case" (Feltrinelli) di Andrea Bajani, "Sanguina ancora" (Mondadori) di Paolo Nori, "Se l'acqua ride" (Einaudi) di Paolo Malaguti, "L'acqua del lago non è mai dolce" (Bompiani) di Giulia Caminito, "La felicità degli altri" (La nave di Teseo) di Carmen Pellegrino: sono questi i libri che compongono la cinquina dei finalisti della 59/a edizione del Premio Campiello, concorso di letteratura italiana contemporanea promosso dalla Fondazione Il Campiello ‐ Confindustria Veneto. Per arrivare al verdetto finale sono stati necessari tre 'giri di tavolo' da parte della giuria dei letterati, presieduta da Walter Veltroni, e tre ballottaggi.
Nel corso di una cerimonia pubblica condotta da Giancarlo Leone, trasmessa in streaming, nell'Aula Magna 'Galileo Galilei' di Palazzo Bo dell'Università degli Studi di Padova, la giuria dei letterati ha motivato la selezione dei candidati e ha votato tra gli oltre 346 libri ammessi al concorso dal Comitato Tecnico del Premio: al 1° turno con 7 voti sono passati Nori e Bajani; al 2° turno con 7 voti Malaguti; ai ballottaggi Caminito e Pellegrino. L'ultimo dei ballottaggi ha visto escluso Aurelio Picca autore di "Il più grande criminale di Roma è stato amico mio" (Bompiani), che aveva ricevuto anche il voto di Veltroni.
Durante la selezione la giuria ha inoltre annunciato il vincitore del Premio Campiello Opera Prima, riconoscimento attribuito dal 2004 ad un autore al suo esordio letterario. Il premio è stato assegnato a Daniela Gambaro per il romanzo "Dieci storie quasi vere" (Nutrimenti). Per la giuria, come sottolineato nella motivazione letta da Veltroni, Gambaro mette in scena come personaggi "figli, sorelle, soprattutto madri e una quotidianità che si affaccia in situazioni consuete, nelle quali a segnare lo stacco è la tipologia dei rapporti familiari e soprattutto delle maternità, ora felici, ora sofferenti, ora mancate. Ed è la magia della scrittura di Daniela Gambaro a tradurle in 'storie quasi vere', accompagnando con tono lieve e delicato quello scarto del vivere che mette improvvisamente a nudo una esistenza. Una scrittura che si fa partecipe, senza mai abdicare al rigore nel modulare gli accenti di commozione, malinconia, anche ironia propri di ciascuna delle dieci storie".
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