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Controffensiva da Palazzo Chigi

"Dopo il bis ci sarà un ter"
Giuseppe Conte ne è sicuro

Giuseppe Conte e Rocco Casalino

Il premier e il suo portavoce

Gli uomini vicini al premier ne sono sicuri: "tranquilli, ci sarà un governo Giuseppe Conte ter" dopo l'attuale. Come a dire che può cambiare la composizione dell'esecutivo ma non la sua guida se davvero Matteo Renzi dovesse portare fino in fondo l'attacco sulla prescrizione. Questa sicurezza è granitica nello staff del premier anche dopo la complicatissima giornata di giovedì 13 febbraio conclusasi con quel consiglio dei ministri notturno disertato dalla delegazione di Italia viva che pur monco di una sua componente ha approvato il contestato lodo sulla prescrizione di fatto gettando il guanto di sfida a Renzi. Conte si rende ben conto che la minaccia di una mozione di sfiducia individuale al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede metterebbe in crisi l'attuale esecutivo, tanto è che nel cuore della notte rispondendo a una domanda dei giornalisti ha detto "certo, ne trarrei le conseguenze", lasciando intendere che dovrebbe aprire la crisi recandosi al Quirinale. Il premier non prende sottogamba quella minaccia, e non pensa si tratti di un bluff. Ma è sicuro di non rischiare di dovere fare la valigia, come dicono i suoi collaboratori che già nella notte fra giovedì e venerdì ripetevano a chi chiedeva lumi anche sul loro futuro "Ci sarà un Conte ter, state tranquilli".

Più difficili capire da dove derivi questa certezza. Se dalla telefonata avuta sempre giovedì 13 con il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, prima di scegliere di lanciare il guanto di sfida a Renzi. O se invece dai contatti che sono trapelati con possibili gruppi di senatori "centristi" disponibili ad entrare nella maggioranza di un Conte ter al posto di Italia viva. In realtà siccome il gruppo misto è già composto di sostenitori del Conte bis e quelli che non lo sono non voteranno mai la fiducia nè a un ter nè a un quater, la sola stampella possibile deve venire unicamente dal gruppo di Forza Italia-Udc. I centristi lì sono in tutto 3, i malpancisti altri 4-5. Tutti insieme nemmeno la metà del gruppo di Italia viva, quindi non sarebbero risolutivi. E soprattutto non si muoverebbero per sostituire i renziani, perché non ne avrebbero vantaggio politico. Diverso invece unirsi a quelli per rafforzare un'area di maggioranza più alternativa al M5s. Non ora, ma in un nuovo governo. Che Conte è certo di guidare ancora...

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