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Roma Dottor Jekyll e Mr Hyde

Roma Dottor Jekyll e Mr Hyde

Luis Enrique

Leoni in casa, agnellini smarriti fuori. L'andamento alterno della Roma, ormai, è una legge scritta. Dieci vittorie all'Olimpico, solo la metà in trasferta, nel complesso sono quindici le vittorie contro i tredici ko, quasi un record nella storia giallorossa a questo punto della stagione. Chi considerava Lecce il punto più basso della stagione è stato prontamente smentito dalla prestazione di Torino. Una gara durata 8 minuti e giocata senza grinta, personalità, capacità tattiche. Un'altra resa, insomma, che riapre per l'ennesima volta l'analisi sui mali del gruppo. «Ci vorrebbe un psicoterapeuta» ha scherzato (ma neanche troppo) Sabatini domenica sera. Come si possa passare dalla prova convincente fornita con l'Udinese a una non-partita rimane un mistero che neanche Luis Enrique sa spiegare. «E quello che penso non lo dico certo a voi» la sua ammissione nella sala stampa dello Juventus Stadium, che ha privato di significato il resto delle sue parole. Il tecnico, ovviamente, è deluso dalla squadra al pari dei dirigenti e di un ambiente sempre più infuocato: l'immagine di Totti in panchina è solo l'ultima miccia che ha fatto esplodere la rabbia. «Lucho» vorrebbe maggiore intensità negli allenamenti e in partita, più attenzione ai dettagli (di ogni genere) e non intende spostarsi dai suoi principi tattici. Anche a Torino, a suo dire, la Roma ha giocato con un 4-3-3 in cui Pjanic e Borini dovevano essere i trequartisti dietro Osvaldo. In realtà si è visto più un 4-2-3-1, con Perrotta avanzato per cercare di mettere pressione a Pirlo. Quisquiglie di fronte a una Roma incapace di reggere l'urto bianconero e di abbozzare una reazione. E ora? Luis Enrique resta al suo posto, ci mancherebbe. I conti si faranno a fine stagione e di crepe non c'è traccia nonostante l'evidente incapacità del tecnico di motivare il gruppo. Ma il problema è il «materiale» che ha ha disposizione, a detta della società. Tra gli stessi giocatori qualche dubbio sullo spagnolo inizia ad emergere in modo netto. Oltre alle evidenti difficoltà nell'interpretare un sistema rischioso e che richiede un'intensità altissima, qualcuno - tra questi Perrotta - si è lamentato per i pochi allenamenti sostenuti in preparazione di una sfida così importante. «La Juventus martedì ha sostenuto una doppia seduta mentre noi abbiamo riposato» l'accusa rivolta allo staff. Da registrare momenti di tensione anche tra calciatori e dirigenti. Dopo il ko di Lecce De Rossi, Osvaldo e Heinze hanno fatto presente a Baldini di non aver gradito le accuse di scarsa personalità mosse alla squadra. E dietro la prestazione rabbiosa con l'Udinese c'era anche questo. Ma la grinta è durata poco. Ieri Sabatini è tornato in fretta e furia da Milano dove si era spostato per incontri di mercato. Preoccupato dalla contestazione subìta nella notte, il ds ha voluto parlare con i giocatori e assistere all'allenamento. Baldini, di rientro da Londra, lo ha raggiunto più tardi. «Cerchiamo di salvare almeno l'onore» il messaggio trasmesso alla squadra in vista del finale di stagione. Ma la figuraccia di Torino ha aumentato la consapevolezza già maturata in società: la Roma ha bisogno di cambiare ancora tanto sul mercato. Così sarà, anche in caso di ingresso in Champions. In programma ci sono 6-7 acquisti che potrebbero aumentare se si deciderà di non confermare alcuni giocatori in bilico. Tra questi c'è Kjaer.«Capisco la frustrazione dei tifosi - ha scritto ieri su Twitter - anche noi lo siamo». E a chi gli ha chiesto «meno tweet più tackle» ha risposto: «Promesso, niente tweet per i prossimi due giorni». Forse è meglio.

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