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Balotelli può essere la sorpresa

Bontàsua. E non ha perduto l'occasione di apparire quel che è da sempre: un Grande Antipatico. Risposte-non-risposte a domande peraltro oziose: molti degli interroganti danno l'impressione di non conoscere Marcello Bello, uno che quando s'arriva all'ora delle decisioni che contano si chiude a riccio, fa ostruzionismo, si diletta addirittura di apparire - senza fatica - arrogante. Ma non è stato ingaggiato né è pagato per sprizzare simpatia da tutti i pori e vorrei addirittura sottolineare che in questo atteggiarsi a «nemico» dei media ha largamente anticipato José Mourinho, al suo confronto un dilettante. Un Lippi juventino di una dozzina d'anni fa veniva voglia di stenderlo a cazzotti. Ho qualche contestazione da fargli, anzi da rifargli, visto che ho dato il via ufficialmente alle campagne «pro Cassano», «pro Balotelli» e di recente «pro Miccoli», ovvero a favore dei frutti migliori dell'ultimo raccolto. Ho vissuto minuto per minuto il dramma/apoteosi di Enzo Bearzot e so cosa vuol dire scatenare quelle che Giovanni Arpino (mi manchi, quanto mi manchi) chiamava Jene e Belle Gioie. Solo che con l'andazzo corrente, ho paura che - esauriti gli odi di campionato - s'inaugurino gli Odi Azzurri, in genere più vistosi e profondi perché - come ho già visto in questi giorni - a parlare della Nazionale ci si metton tutti, incompetenti e pargoli compresi, con la scusa che questo è un Paese con sessanta milioni di Ct. A me piacerebbe - ad esempio - che Lippi mi desse retta almeno su uno dei giocatori che gli consiglio (il reprobo Balotelli) così come Bearzot fu confortato nell'82 dalla mia campagna pro Paolo Rossi che un po' tutti trattavano da cialtrone e invece diventò Pablito El Pichichi. Ma poi mi fermo. Perché ricordo - non ci vuol molto - che Lippi ha vinto il Mondiale del 2006 alla faccia di illustri Jene che volevano impedirgli di partire per la Germania; e che poi a milioni salirono - more solito - sul carro dei vincitori e danzarono e cantarono al Circo Massimo. Perché ricordo - e ci vuole un po' più di memoria, e conoscenza degli uomini e dei fatti - che, a parte il ben noto Bearzot contestato, duri e meno noti attacchi furono portati anche a Vittorio Pozzo, l'Eroe dei Due Mondiali, uno che spero non dimentichino nel festeggiare i centocinquant'anni dell'Unità d'Italia perché più di tanti l'unì quando tanti si davan da fare per dividerla, nel '34 e nel '38. E posso garantirvi - avendolo conosciuto bene - che neanche Pozzo era un gran simpaticone, soprattutto perché ti metteva sull'attenti e ti pareva di sentir mormorare il Piave: se abile, venivi arruolato. Oppure scaricato. Ecco, Lippi è di quella pasta. Ed è anche un vincitore nato che vorrebbe bissare Pozzo bissando il Mondiale, dalla Germania al Sudafrica. E ci proverà, vedrete.

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