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Giro d'Italia Il ligure ha vinto la sua sesta tappa eguagliando il record di Cipollini

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50e 14.50), un profilo da brividi: dal chilometro 61,7 all'arrivo, posto al chilometro 174, la pianura scompare del tutto e lascia il posto a quattro vette di quattro colori diversi (secondo la simbologia in uso). Bianca la prima (Montemale di Cuneo), come tutte quelle di terza categoria; nera la seconda (Esischie-Fauniera), che è la Cima Coppi, ovvero la salita più alta del Giro, e quindi ha bisogno di un colore esclusivo; rossa, in quanto di prima categoria, la terza (Colle di Sampeyre); verde la quarta e ultima, che si distingue perché vale come arrivo di tappa: è l'ascesa verso Valle Varaita e il centro di Chianale, dov'è posto lo striscione del traguardo. Facciamo i conti di questo arcobaleno alpino. Montemale: 4,9 chilometri di lunghezza; Esischie: 29,1; Sampeyre: 17,6; Valle Varaita: 22. Il totale fa 73,6 chilometri di salita, ed è un totale che fa paura, specie se si unisce al calcolo del dislivello (4220 metri), e se si pensa che, tra le varie vette, a fare da intermezzo ci sono solo le discese (per un totale di 38,7 chilometri). Come dire, niente pianura per organizzare gli inseguimenti, e quindi mai come oggi c'è spazio per chi ha voglia e forza per attaccare: i vantaggi accumulati in salita potranno essere salvaguardati in discesa, al contrario di quanto avvenuto all'Alpe di Pampeago, dove i primi tre colli vennero in pratica neutralizzati perché erano seguiti da 20 chilometri di falsopiano. Le pendenze sono più adatte a Garzelli che a Simoni, secondo quanto afferma il secondo della classifica. Ribattiamo: forse quella dell'ascesa finale, più dolce delle precedenti. Ma sul Fauniera e sul Colle di Sampeyre Simoni potrà far molto male al rivale, se lo vorrà. Ma lo vorrà? O preferirà piuttosto starsene tranquillo e giocare di rimessa? Dipenderà anche dalla sua condizione: un mal di gola sta affliggendo la maglia rosa, e si sa che, a questi livelli, basta poco per rompere certi equilibri, dal punto di vista fisico. Pantani è la variabile impazzita della tappa. Ha annunciato tra squilli di tromba che proverà ad attaccare sulla Fauniera, per vivere un giorno da Pirata sulla Cima Coppi. Se riuscirà effettivamente a piazzare la stoccata, potrebbe avere delle chance di portare a termine l'impresa, in base a quanto spiegavamo prima riguardo al profilo altimetrico della frazione. Ciò farebbe impazzire il pubblico, ma potrebbe anche avere delle ricadute in classifica: come reagirebbero ad un attacco da lontano di Pantani gli altri big? Tutto è da decidere, insomma. Ma già stasera potremmo mettere la parola fine all'86esimo Giro d'Italia: se Simoni non perde (o se addirittura guadagna) potrà dormire sonni tranquilli fino a Milano. Ieri, nel decimo e penultimo appuntamento con i velocisti, l'ha spuntata ad Asti ancora una volta Alessandro Petacchi (sesto successo, come Cipollini l'anno scorso) davanti a Svorada in rimonta e a Lombardi. Prima c'erano state una fuga di Hvastija, l'Intergiro di Backstedt, il Gpm di Baliani su Fredy Gonzalez, allunghi vari di Laverde, Usano, Mesa e Alexis Rodriguez.

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