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"Aiuto mamma". E muore all’Umberto I. Indaga la Procura

I drammatici sms di un 20enne ricoverato: "Mi stanno uccidendo". I familiari denunciano l’ospedale

Patologie agli occhi, visite gratis e convegno all'Umberto I

«Denuncia l’ospedale. Denuncia». Sono le ultime parole scritte da Giuseppe Esposito a sua madre Violetta la notte tra il 16 e il 17 maggio mentre era nel suo letto d’ospedale, ricoverato al Policlinico Umberto I. Giuseppe aveva 20 anni e aspettava di essere sottoposto a un trapianto di polmoni; malato di fibrosi cistica e abituato suo malgrado alle difficoltà di una vita sospesa tra cure e degenze, non si lamentava mai.

Fino a quella notte di cinque giorni fa, quando non potendo gridare - dopo una tracheotomia - chiedeva aiuto per messaggio ai suoi familiari. Sarebbe morto cinque ore dopo quella chat straziante con la mamma e oggi la sorella Michela ha intrapreso una coraggiosa battaglia per ottenere giustizia. «Me lo hanno ammazzato. Lo hanno attaccato a una macchina che aveva già dato problemi, mio fratello si lamentava, ci chiedeva aiuto e loro ci rispondevano che delirava per i sedativi, gli hanno tolto il cellulare e volevano farmi uscire dalla stanza per pulire via ogni traccia che potesse inchiodarli alle loro responsabilità - racconta in lacrime Michela - Questa è l’apoteosi della malasanità e io non mi arrendo. Voglio giustizia per Giuseppe, perché è stata la sua ultima disperata preghiera». La storia è tutta nella denuncia presentata al commissariato Università la mattina stessa in cui il fratello è morto. «Ho pianto davanti agli agenti, perché non ho avuto nemmeno il tempo e la possibilità di abbandonarmi al dolore - continua la donna - Non possono giustificare la morte di Giuseppe con la sua malattia, il messaggio di mio fratello è chiaro e mi rimbomba in testa ogni minuto. Hanno giocato alla roulette russa con la vita di un ragazzo di 20 anni e io non gli darò tregua».

Il calvario di Giuseppe inizia il 26 febbraio scorso, quando viene ricoverato nella II clinica chirurgica, reparto toracica, dell’Umberto I per la valutazione di un trapianto urgente di polmoni. Una volta stabilizzato, viene trasferito all’ospedale di provenienza, il Policlinico di Napoli, dove viveva con papà Luigi e mamma Violetta...

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