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TRA FICTION E REALTÀ

Vìola l'obbligo di dimora per giocare con la sua squadra Arrestato il capitano del Montespaccato

Vìola l'obbligo di dimora per giocare con la sua squadra Arrestato il capitano del Montespaccato

C’è chi lo fa per una notte di sesso. Chi per drogarsi. Chi per soddisfare la sua ludopatia e giocare d’azzardo alle slot machines. Chi per tornare in galera dai domiciliari piuttosto che continuare a vivere sotto lo stesso tetto con una moglie insopportabile. Lui lo ha fatto per un prato d’erba e una palla di cuoio che rotola. E non gli è andata bene. La violazione della misura restrittiva imposta dal tribunale, infatti, lo ha portato dritto dritto dal campo di calcio a una cella della casa circondariale di Civitavecchia, dove ora mediterà sul suo prossimo «match» con il giudice.

Protagonista dell’episodio, piuttosto surreale ma non raro, il trentottenne Tiziano Gambacurta, capitano del Montespaccato, team che gioca in «promozione». Domenica la squadra romana, seconda in classifica, affronta il Canale Monterano. Sul tappeto verde c’è anche lui, Tiziano, sottoposto a una misura di prevenzione decisa dal tribunale di Roma che stabilisce l’obbligo di dimora all’interno del territorio comunale capitolino. Un provvedimento che si basa su eventuali indagini a carico del soggetto in questione e sulle sue frequentazioni «poco raccomandabili». Nel caso di Gambacurta, che fa parte di una famiglia «importante» di Montespaccato, c’è il fatto che è stato indagato per droga e processato con fratelli e cugini per l’omicidio di Marco Zioni, ucciso a colpi di pistola proprio davanti all’ingresso dell’impianto sportivo nel 2012. È stato sempre assolto, è vero. Però il divieto è ancora attivo. E Canale Monterano è oltre i «confini» che non può valicare per legge.

Ma Tiziano è il capitano e non può mollare, non può rinunciare a guidare i suoi contro i «canalesi». Non sa, tuttavia, che fra gli spettatori ci sono anche due carabinieri. E non stanno guardando la partita. Stanno guardando lui. Il Montespaccato parte subito in quarta. Eppure il primo ad andare in gol è il Canale: «Fuga sulla destra di Biagiotti e palla in mezzo, il giovane Chialastri si fa trovare pronto e batte il portiere avversario con un preciso diagonale», si legge sul sito dei padroni di casa. Che prosegue: «Veemente reazione degli avversari» e «il pareggio arriva al 40° quando in seguito ad una mischia in area il Montespaccato trovava l’angolo giusto». L’incontro, insomma, finisce uno a uno. Triplice fischio dell’arbitro e doccia. Negli spogliatoi, però, Tiziano Gambacurta trova i carabinieri della Compagnia di Bracciano agli ordini del capitano (questa volta con le stellette e non con la fascia rossa al braccio) Alessandro Papuli e due manette che gli si stringono ai polsi. «Stavo a fa solo ’na partita...», si difende lui. Invano: Gambacurta, fedele alla sua squadra ma «infedele» al giudice, viene arrestato e condotto nel carcere di Civitavecchia. Ora il magistrato competente dovrà decidere se lasciarlo in cella, rimetterlo in libertà o firmare nei suoi confronti nuove misure restrittive della libertà personale.

La famiglia Gambacurta è molto nota a Montespaccato. Tiziano e alcuni suoi familiari stretti vennero coinvolti nell’omicidio di Marco Zioni, 37 anni, raggiunto da un proiettile all’addome il 21 febbraio 2012 e morto al Gemelli, dove era stato trasportato in codice rosso. All’origine del delitto ci fu una lite tra due famiglie, i Gambacurta e gli Zioni, che si contendevano l’affidamento di un bambino figlio di loro parenti. Zioni era il cugino della madre del piccolo. Il processo di primo grado per quell’assassinio si concluse il 12 dicembre 2014 con la condanna a 16 anni di reculsione per Massimiliano Gambacurta, cugino di Tiziano. E con l’assoluzione di quest’ultimo, del fratello Domenico e di Marco Lo Pinto «per non aver commesso il fatto». Nel marzo precedente era stato assolto anche Giuseppe Lo Pinto, accusato di essere il mandante dell’omicidio. Il 5 ottobre 2015, però, durante l’appello, il procuratore generale Alberto Cozzella ha chiesto di ribaltare il verdetto e di comminare quattro condanne, due delle quali all’ergastolo. Per Massimiliano e Tiziano Gambacurta la richiesta del pg è stata di 24 anni dietro le sbarre. Ma prima, è la speranza del capitano, ci potrebbe scappare il tempo per un’altra partitina. 

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