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Shoah, banca della Memoria

Sonole iniziative che la Provincia di Roma sta preparando per far sì che la Shoah continui a essere tramandata. Due progetti «per sensibilizzare i giovani e renderli uomini e cittadini, ma anche per rispetto nei confronti di Enrica Sermoneta Moscati, di Piero Terracina, di Shlomo Venezia e di tutti gli altri sopravvissuti ai campi di concentramento nazisti», ha spiegato il presidente Zingaretti. Nella seconda giornata del Viaggio della Memoria i 240 studenti della provincia hanno visitato i campi di Auschwitz-Birkenau. Soprattutto a loro sono rivolti i due progetti di Palazzo Valentini, che verranno curati dal delegato Umberto Gentiloni. «La Banca della Memoria - ha spiegato Zingaretti, che, insieme a due ragazzi, ha deposto una corona sul mausoleo per le vittime del lager - servirà a trovare e a raccogliere materiale e testimonianze. La Banca sarà a disposizione del Museo della Shoah». Per gli studenti è invece la «Rete degli amici della Storia e della Memoria». Grazie al portale della Provincia - alla newsletter «Provinz» e ad altri supporti tecnologici, i ragazzi che hanno partecipato e parteciperanno ai Viaggi della Memoria entreranno in un circuito formativo capace di interagire col mondo della scuola. «Abbiamo portato negli istituti il video con la testimonianza di Enrica Sermoneta Moscati - ha detto Zingaretti - Auspico che i giovani che hanno partecipato a questo Viaggio della Memoria possano essere promotori del prossimo». E proprio la forte partecipazione degli studenti è stata evidenziata dall'assessore alla Scuola Stella e dal presidente del Consiglio Provinciale Maturani. Così il presidente della Comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici: «Dobbiamo investire nei giovani, in iniziative come questa e come il Museo della Shoah, per tramandare questi terribili fatti. Venire qui non basta per capire cosa accadde durante il Nazismo. Sono nipote delle vittime dei campi di sterminio: la tomba dei miei nonni è qui, morti nella camera a gas. Gruppi neonazisti si stanno ricostituendo nella Capitale, negano l'Olocausto e restano impuniti. Trovo singolare che alcuni di questi dicano che il loro peggior nemico è il presidente della Comunità ebraica e partecipino alle elezioni benché la Costituzione lo vieti». Per Pacifici far ascoltare ai giovani le testimonianze dei sopravvissuti è la miglior arma contro il negazionismo. Tra tutti i racconti, il più toccante è quello di Shlomo Venezia, finto barbiere addetto alla liquidazione delle carcasse degli ebrei uccisi nelle camere a gas. La voce rotta dal pianto nella fredda e uggiosa desolazione di Birkenau: «Eravamo solo dei pezzi per i nazisti. Chi poteva lavorare, il 20%, veniva tenuto in vita. Gli altri sterminati con un processo industriale. Donne, bambini, malati ricoverati nell'ospetaletto. Uno di loro era mio cugino Leone, s'infortunò sul lavoro e doveva essere eliminato perché inabile. Era uno scheletro, non lo riconobbi. Gli diedi da mangiare. Poi mi chiese di salvarlo e non potei, l'ufficiale nazista mi rispose: "Siamo tutti nella stessa merda". Così mio cugino prima di entrare nella camera a gas mi domandò: "In che modo si muore? Si soffre molto?"». «Il presidente della comunità ebraica Riccardo Pacifici ha ragione - ha commentato le sue parole il sindaco Gianni Alemanno - Bisogna combattere ogni forma di odio ideologico, soprattutto quando assume i contorni dell'antisemitismo e dell'intolleranza razziale. Per questo - continua - sono importanti i viaggi della Memoria. E a nessun gruppo estremista deve essere consentito di diffondere nella nostra città la propaganda dell'odio razziale e la cultura della violenza da qualsiasi parte essa provenga».

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