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Brucia l'auto poi confessa: "Ero ubriaco, l'ho investita io"

Brucia l'auto poi confessa: "Ero ubriaco, l'ho investita io"

Il punto esatto dove è stata investita la ragazza di 21 anni, Irene Morabito,

«L'ho investita io, guidavo completamente ubriaco e non mi sono accorto di niente». È uno studente come la ragazza di 21 anni in coma che ha investito, il pirata della strada che all'alba di sabato ha travolto Irene Morabito su lungotevere dei Cenci: Massimiliano M., 26 anni, laureando in architettura era ubriaco fradicio, per sua stessa ammissione, quando ha fatto volare la giovane alle 3.30 del mattino mentre attraversava la strada all'altezza della Sinagoga in compagnia dell'amica del cuore, Valentina, salva per miracolo. Ma ieri sera alle 22 il colpo di scena: gli agenti del commissariato San Paolo, dopo la successiva confessione del ragazzo, cercano e trovano un ex compagno di scuola, Andrea, in auto con lui quella sera. E portano a Regina Coeli Massimiliano, arrestato per lesioni gravissime, omissione di soccorso, inquinamento delle prove e simulazione di reato. E mentre esce dal commissariato San Paolo, col cappuccio che gli cela il volto, il giovane alza gli indici della mano nel tipico gesto di scherno e sfida, come a dire «tiè...».

Ecco come si è arrivati al fermo. Sabato pomeriggio Massimiliano simula il furto della sua Citroen C1: sporge denuncia al commissariato San Paolo, a due passi da casa, per il furto dell'auto scura che Valentina ha sempre detto di aver visto sbucare all'improvviso. Poi brucia la macchina che aveva spostato alla Magliana, a largo Collodi. Dopo tre giorni, ieri mattina la prima confessione. «Sono stato io, ero da solo» dice piangendo nell'ufficio senza trofei del primo dirigente Giuseppe Miglionico, alle parenti ci sono solo il Crocefisso e la Madonna. «Non mi sono accorto di nulla, - dice -. Stavo tornando a casa dopo una serata in discoteca con gli amici e mi ero ubriacato». Dice di non sapere di aver investito Irene ma di aver sentito solo «una botta» e poi «un'altra» (quando è finito con l'auto contro il semaforo di ponte Mazzini. È lì che Massimiliano si "risveglia". L'auto si spenge, la riaccende senza scendere, così dice.

E continua a ripetere che è solo. Mentre due romani testimoni dell'incidente, in una email e davanti ai carabinieri di San Lorenzo in Lucina sostengono di aver visto due persone scendere da un'auto scura finita contro il semaforo. Il ragazzo torna a casa, una traversa di via Portuense, parcheggia l'auto in strada e va a dormire. Si sveglia la mattina di sabato all'una, scende, vede la macchina col paraurti sfasciato e si rende conto che è lui il pirata della strada che stanno cercando in tv. Ha paura e sposta la macchina alla Magliana, la parcheggia a largo Collodi, dove la darà alle fiamme più tardi, verso le nove di sera, dopo aver riempito una bottiglia di benzina al distributore e aver sporto denuncia (alle 18.34) fingendo un furto dell'auto al commissariato San Paolo, dove arriva con un amico, un altro Massimiliano, 24 anni, poi denunciato per favoreggiamento. Quando l'auto brucia alla Magliana i residenti chiamano i pompieri e arriva la polizia, che "mangia la foglia". L'auto viene sottoposta a sequestro penale.

Massimiliano invece ritorna al commissariato, ha fretta di avere una copia dei documenti per l'assicurazione e ritocca la denuncia: «Mi hanno rubato le chiavi nel giubbino mentre ero in discoteca» dice. Ieri mattina Massimiliano confessa. E in serata ri-confessa: «non ero solo»; la polizia trova l'ex compagno di scuola del Darwin indicato dal pirata, Andrea. E Massimiliano, figlio di una famiglia perbene, finisce a Regina Coeli. «S'è rovinato la vita» si dispera il fratello coetaneo di Irene.

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