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M5S, Di Maio: "No a Governo istituzionale. Il voto non ci spaventa"

Il leader del Movimento Cinque Stelle alla stampa estera

Luigi Di Maio

Luigi Di Maio

Un nuovo appello ai partiti che sa di ultimatum. Ma anche un messaggio all’Europa per rassicurare i principali partner del Continente (Germania e Francia) sulle intenzioni del Movimento 5 Stelle, che nove giorni dopo il voto torna a ribadire il proprio ruolo come forza proiettata verso il governo del Paese, bocciando ogni altra ipotesi alternativa. Davanti ai giornalisti della stampa estera Luigi Di Maio chiede nuovamente «responsabilità» alle altre forze politiche («diteci cosa volete fare per gli italiani, non per il vostro partito») agitando lo spettro del ritorno alle urne. Uno scenario, afferma spavaldo il leader del M5S, che «non ci spaventa». Il candidato premier 5 Stelle dice di non contemplare «alcuna ipotesi di governo istituzionale o di governo di tutti» e sottolinea che la partita relativa all’elezione dei presidenti delle due Camere (per la quale il dialogo resta aperto) «non riguarda le dinamiche di governo». Per Di Maio è impensabile anche «immaginare una squadra di governo diversa da quella espressa dalla volontà popolare». «C’è stata una grande investitura. Non siamo disponibili a tradire la volontà popolare: i cittadini quando hanno votato Movimento 5 Stelle hanno votato un candidato premier, una squadra e un programma. Chi vuole farsi avanti venga con proposte e non con posti nei ministeri, ministri, sottosegretari. Interlocuzione con tutti sui temi ma fino ad ora non ho visto avanzare neanche una proposta», si rammarica il leader M5S, che alla domanda se un eventuale accordo con i partiti debba passare per un voto online su Rousseau, risponde: «Prima deve esserci l’interlocuzione, poi vedremo il metodo».

«Le nostre misure economiche saranno sempre ispirate alla stabilità del Paese: non vogliamo trascinare le dinamiche economiche nelle diatribe politiche», evidenzia Di Maio, che sferra un attacco al ministro dell’Economia: «Credo che oggi Padoan sia stato molto irresponsabile a trascinare le questioni tra Italia e Bruxelles rispondendo ’non sò a proposito del futuro dell’Italia. È stata quasi una provocazione - rincara il capo politico M5S - come a dire che ’ora che me vado all’opposizione avveleno i pozzì. Tutti siamo chiamati alle responsabilità». Pur confermando la linea del Movimento sulle questioni cruciali, Di Maio veste i panni dell’europeista e prova a mandare un messaggio distensivo ai vertici di Bruxelles e alle cancellerie europee: «Non vogliamo avere nulla a che fare con i partiti estremisti europei», scandisce il vicepresidente della Camera, ribadendo che la linea di politica estera targata M5S non isolerà l’Italia, perché è nelle intenzioni del Movimento restare nella Ue e nella Nato, con l’ambizione però di «cambiare le cose che non vanno».

«Ormai tutti concordano» sul fatto che il parametro del 3% «vada superato, vediamo come. Noi abbiamo a cuore l’idea di ridurre il debito pubblico» ma «con politiche espansive» e «non con l’austerity», insiste Di Maio, che torna a parlare di una possibile revisione delle sanzioni alla Russia (ma solo «nell’interesse dell’Italia») e annuncia che in caso di nomina come presidente del Consiglio il suo primo viaggio ufficiale avrà come meta Bruxelles.

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