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LA CASA DI MONTECARLO

Bastonata per Fini, non solo Giancarlo nell'inchiesta spunta anche Elisabetta Tulliani

Casa di Montecarlo Bastonata per Gianfranco Fini, non solo Giancarlo dalle carte dell'inchiesta spunta anche Elisabetta Tulliani

Gianfranco Fini ed Elisabetta Tulliani

«Amico mio, hai appena avuto la licenza di stampare denaro». Erano consapevoli della straordinaria potenza economica a loro disposizione, la stessa che potrebbe avere uno Stato sovrano. Un potere, quello gestito da Francesco Corallo, conquistato anche grazie a quella che gli inquirenti ritengono essere una sorta di attività lobbistica interna al Parlamento italiano. Sono diversi i provvedimenti legislativi che vanno incontro alle esigenze del gioco d’azzardo legalizzato che, in Italia, per il 40% è nelle mani del "Re delle slot". Dunque non possono mancare i rapporti con i politici del Belpaese o con i loro familiari. Spunta anche la famosa casa di Montecarlo di An nelle carte dell’inchiesta "Rouge et Noir", che ieri ha portato all’arresto di 5 persone, accusate di «associazione per delinquere finalizzata al peculato, al riciclaggio e alla sottrazione fraudolenta del pagamento delle imposte», e che vede indagati anche Sergio e Giancarlo Tulliani, il suocero e il cognato di Gianfranco Fini.

LA CASA DI MONTECARLO

È il secondo tempo di un film già scritto quello che emerge dalle indagini dei finanzieri dello Scico, sulla casa in Boulevard Princesse Charlotte, che la contessa Colleoni donò ad Alleanza Nazionale.

Giancarlo Tulliani non pagò mai un euro per acquisire quell’immobile. Infatti, i soldi per pagare l’appartamento, venduto dal partito a un prezzo irrisorio, furono sborsati dall’imprenditore catanese Francesco Corallo (che in un’occasione aveva anche pensato di cedere parte della sua azienda madre ai Tulliani). E non è tutto. Perché Tulliani, grazie alla successiva vendita della casa monegasca, riuscì a incassare 1 milione e 400 mila euro. Ma andiamo con ordine. «Analizzando i trasferimenti effettuati al notaio Aureglia - scrivono gli inquirenti - può dirsi che il primo pagamento attiene alla compravendita immobiliare effettuata, in data 11 luglio 2008, per il prezzo di 300 mila euro dinanzi al notaio Aureglia Paul-Louis, tra Alleanza Nazionale, rappresentata dal senatore Francesco Pontone e la società Printemps Ltd di Santa Lucia».

Dai riscontri dei finanzieri è emerso che la Printemps «è riconducibile a Giancarlo Tulliani, che ha abitato nell’appartamento in questione e ha lì trasferito la sua residenza il 1 gennaio 2009». Ma è un hard disk sequestrato il 28 novembre del 2014, in un appartamento in piazza di Spagna, a risolvere il giallo. Perché tra quei file vi erano alcune mail dalle quali «si evince che il prezzo della vendita era pari ad euro 300 mila e i costi erano di 27 mila e 250 euro, vale a dire proprio la cifra bonificata dal conto caraibico di Corallo» ai Tulliani. La casa passa da una società all’altra, ma resta sempre nelle disponibilità dei parenti di Fini. E dopo un anno, nell’ottobre 2015, «è stato possibile accertare che l’appartamento sito a Montecarlo, boulevard Princesse Charlotte, 14, di proprietà della Timara, veniva venduto a Pirmin Swen Lüönd per un somma pari ad 1 milione e 360 mila euro». «Va aggiunto - ricordano gli inquirenti - quanto alla riconducibilità delle società offshore Printemps Ltd e Timara Ltd alla famiglia Tulliani, anche il sicuro coinvolgimento di Elisabetta Tulliani, compagna di Gianfranco Fini». 

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