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Due incidenti ogni ora Il record è dei romeni

Il dossier choc A Roma un morto ogni trentasei ore Colombo, Prenestina e Cassia le vie da bollino nero
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Due incidenti ogni ora Il record è dei romeni

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Due incidenti l'ora e un morto ogni 36 ore. Le strade di Roma si confermano un killer spietato che miete vittime 365 giorni all'anno. Secondo le ultime pubblicazioni Aci-Istat relative al 2012, la Capitale conferma la maglia nera dei sinistri stradali con 13.943 incidenti che hanno causato in totale 118 morti. Dati allarmanti che indicano come a Roma si concentrano circa il 10% degli incidenti di tutta Italia. Per quanto riguarda le strade più a rischio, inoltre, tra il 2011 ed il 2012, l’arteria con il più alto numero di incidenti, 345, e di feriti, 257, si aggiungono 2 morti, rimane via Cristoforo Colombo. Ancora, nel 2012 sulla Prenestina si sono registrati 322 sinistri, 204 feriti e 4 mortali, da bollino nero anche Cassia (190 incidenti e 3 decessi) e Salaria (153 sinistri, 94 feriti, 2 vittime). Oltre i livelli di guardia anche Collatina, Tiburtina e Aurelia che dal 2010 superano, ogni anno, una media di 150 incidenti. Dal 2013 si è puntata l’attenzione anche lungo il tratto di tangenziale tra Salaria e Farnesina, compresa la galleria Giovanni XXIII, 72 incidenti, 6 feriti e 2 deceduti nel 2012, un’enormità se si considera la brevità di questo tratto stradale. Secondo i dati dei vigili urbani tra settembre 2013 e il 24 maggio 2014, in 8 mesi le pattuglie dei 19 gruppi municipali, del Gpit, del Gssu, dello Spe e della Procura hanno rilevato novantasette incidenti con altrettante vittime. Se si considera che non si tiene conto del Grande raccordo anulare e delle autostrade, di competenza della polizia stradale, il dato colpisce ancora di più. Nel computo dei sinistri stradali, poi, un capitolo a parte è rappresentato da quelli che riguardano gli stranieri. Il problema, infatti, riguarda prevalentemente l'approccio alla guida e alle regole della strada che, quasi sempre, sono diverse da quelle del nostro Paese. E così, se un cittadino romeno ha conseguito la patente nel proprio paese, che però vale anche in Italia, si trova davanti a regole stradali e flussi del traffico che sono diversi da quelli che ha imparato a conoscere. Da qui il rischio e gli incidenti. Nel 2012 Aci ha calcolato che gli incidenti stradali che coinvolgono uno straniero, sono quasi 90 al giorno con 141 feriti e più di 1,4 morti. Tra gli immigrati che registrano più incidenti ci sono i romeni con 4.753 sinistri, seguiti dagli albanesi con 3.504 e i marocchini con 3.142 sinistri. Al quarto posto si collocano i cinesi con 1.215, quinti i moldavi con 735 seguiti dai tunisini (700), peruviani (678), egiziani (675), serbi (607) ed ecuadoregni (586). La questione, però, non è di poco conto che, proprio Aci, da qualche anno ha realizzato un progetto dedicato agli stranieri per l’educazione alla sicurezza stradale, offrendo 3.000 corsi di guida sicura (mille all’anno per tre anni) nel Centro Aci-Sara di Vallelunga, alle porte di Roma, ad altrettanti immigrati che divengono così "Ambasciatori di sicurezza stradale". Ad oggi al progetto hanno preso parte circa 3.200 stranieri a cui è stata offerta la possibilità di conoscere le regole stradali del nostro paese, ma anche di vivere e guidare nel flusso di traffico italiano. Del problema degli incidenti stradali in cui sono coinvolti, a torto o ragione, gli stranieri si è occupata anche la Fondaziona Ania, che per il 2013 ha raccolto i dati che riguardano i sinistri denunciati. Tra gli stranieri più coinvolti gli albanesi. Su 100 assicurati 11 hanno un sinistro. Poi marocchini, su 100 assicurati 10 rimangono coinvolti in incidenti. I romeni sono 9 su 100, gli italiani 6 su 100. Anche la Fondazione Ania, infatti, è corsa ai ripari presentando nel 2013 il progetto Drive in Italy, per la formazione gratuita sulla sicurezza stradale dedicato ai nuovi cittadini italiani, fruibile in modalità e-learning e realizzato in 6 lingue. «Noi abbiamo sollevato un tema - ha spiegato il segretario generale Ania, Umberto Guidoni - c’è il rischio di criminalizzazione. Nel caso dei romeni, ad esempio, prendono la patente nel loro paese con regole, modalità e condizioni di traffico diverse. Tutti fattori non indifferenti, quindi bisogna integrarli».

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