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DIESELGATE

"Ritirate le 500, le Doblò e le Renegade"

L’affondo della Germania: la Fca intervenga direttamente sul mercato. Duro Delrio: "Nessuna irregolarità, pensino a Volkswagen". La Ue prova a mediare

Dieselgate "Ritirate le 500, le Doblò e le Renegade"

Sergio Marchionne

Per usare un termine calcistico, la Germania sta cercando di buttare la palla in tribuna. Non pare vero ai tedeschi di poter tirar dentro qualcuno in questo grosso calderone che rischia di diventare il dieselgate bis: anche se modi, tempi e soprattutto numeri tendono a dire altro rispetto a quanto visto nel 2015. Diretto, frontale, l’attacco di Berlino all’Italia, partito qualche mese addietro ma che sta tornando prepotentemente alle cronache grazie al rilancio dello scandalo scoppiato negli Usa. La Fca fa spallucce e lascia la partita (giustamente) nelle mani del governo: perché la diatriba è ora sul piano politico.

L’ATTACCO DI BERLINO
"Dopo la rivelazione delle manipolazioni Vw, nel 2015, il ministro Dobrindt ha istituito una commissione d'inchiesta, che ha lavorato su moltissimi veicoli: fra questi anche diversi della Fiat-Chrysler. E la risposta dei periti è stata che su questi veicoli fosse utilizzato un meccanismo illegale di spegnimento" ha chiarito il portavoce del ministero Alexander Dobrindt, in conferenza stampa a Berlino. "I modelli testati sono Fiat 500, Fiat Doblò e Jeep Renegade" ha continuato o il portavoce. Secondo i tecnici tedeschi su quei modelli è stato rilevato un meccanismo illegale di spegnimento.

Cosa confermata, sempre secondo fonti tedesche (l'associazione ambientalista Deutsche Umwelthilfe DUH), dai risultati delle verifiche: "È vero, nei nostri test del 2016 abbiamo trovato nella Fiat 500X gli indizi di un "defeat device" che disattiva il controllo delle emissioni per 22 minuti, ma FCA non è l'unico costruttore a ricorrere a sistemi del genere".

IL GOVERNO RISPONDE
"Non ci sono dispositivi illeciti dimostrati. I tedeschi hanno detto che, tra i dispositivi legali, ci sono alcuni componenti anomali, ma noi abbiamo detto che non è così". Lo afferma il ministro delle Infrastrutture e trasporti Graziano Delrio, rispondendo alle accuse piombate da Berlino. "Sono le autorità di omologazione di ogni stato che decidono se un dispositivo è lecito o no. Così come noi non abbiamo detto niente su Volkswagen - aggiunge Delrio - così chiediamo il rispetto delle regole secondo cui ogni autorità dei singoli Paesi stabilisce se un dispositivo è lecito o meno". Il ministro dell’Ambiente Galletti rincara la dose su Twitter: "Sulle emissioni auto l'Italia non accetta lezioni".

LA UE PROVA UNA MEDIAZIONE
"Abbiamo ripetutamente chiesto alle autorità italiane di presentare risposte convincenti al più presto possibile. Siamo a corto di tempo, perché abbiamo intenzione di concludere i colloqui sullla conformità della Fiat a breve". È l'appello della portavoce della Commissione Ue per l'Industria, Lucia Caudet, in merito al caso emissioni diesel che sta coinvolgendo Fca. Bruxelles sta portando avanti un'opera di mediazione tra Roma e Berlino "al fine di facilitare una intesa comune" sulla normativa Ue sulle emissioni auto. Il contenzioso su cui Bruxelles sta cercando di mediare è quello che riguarda la 500X. La presunta violazione di Fca negli Stati Uniti coinvolge invece Ram 1500 e Jeep Grand Cherokee.

LA MACCHIA SI ALLARGA
Anche il Regno Unito effettuerà controlli sul modello Grand Cherokee di Jeep dopo le accuse a Fiat Chrysler Automobiles di presunte irregolarità. Sono circa 3.700 le vetture Grand Cherokee registrate in Gran Bretagna. Intanto, nonostante la "difesa" del governo italiano, però, anche alla luce delle indagini avviate oltreoceano dall'Epa, i titoli della galassia Fiat continuano a soffrire. A Piazza Affari Fca ha ceduto il 4,19% a 8,8 euro con Exor a -4,9% a 40,6. 

 

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