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Clinton, Renzi e Camilleri

Tu vuò fà il siciliano

Tu vuò fà il siciliano

La Casa Bianca in copertina: “Il Presidente è scomparso”. Sarà in libreria il 4 giugno, edito da Little Brown & Company ed è scritto a quattro mani da James Patterson e – nell’inedito ruolo di romanziere – da Bill Clinton.

È un giallo, prossimo a diventare una serie tivù ed è pronto già nella versione audiolibro. E si capisce solo ora il perché a Matteo Renzi, in quella che fu la sua ultima gita in America – «Quando l’Italia era il riferimento del mondo!», dice oggi – l’ex presidente Usa si congratulava di una sola cosa: “Beati voi italiani, avete Camilleri”.

Meravigliato che Clinton non si complimentasse personalmente solo di lui – o magari di Dario Nardella o di tutto il Giglio Magico – Renzi s’atteggiò comunque, incassò il complimento e chiese aiuto ai collaboratori lesti a fargli un compendio dell’opera letteraria del padre di Montalbano perché comunque, l’illustre lettore, non conosceva solo le storie del commissario ma anche i romanzi storici.
Solito a strafare, Renzi propose a Clinton di chiamare immediatamente Camilleri e così salutarlo ma il presidente – uso al mondo e ai modi – considerato il fuso orario, notte fonda a Vigata, lo stoppò: «Don’t crash the cabbasisi, tu capisci?».

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