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Gianni Boncompagni, l’ultimo scandalo

Il giorno dopo la morte del regista e conduttore esplode la polemica sulla vita sentimentale. Il post della giornalista Barbara Carfagna: "La Ferrari piazzata in Rai da lui a 16 anni"

Gianni Boncompagni, l’ultimo scandalo

Gianni Boncompagni e Isabella Ferrari

In principio è stata Ambra Angiolini che con un post su Instagram ha salutato così Gianni Boncompagni: "Se n’è andato il giorno di Pasqua... è stato un genio anche nel salutarci...", ma l’uomo che le sussurrava all’orecchio ai tempi di "Non è la Rai" non si è fermato lì. La sua figura di pigmalione, innovatore del piccolo schermo, sia in Rai che in Mediaset, tempo scaduto ha conquistato la ribalta dei social. Il genio del costume tricolore si è ritrovato suo malgrado al centro di un’animata diatriba a colpi di post.

È stata la giornalista del Tg1, Barbara Carfagna, a lanciare la bomba e a innescare il vortice del botta e risposta con una considerazione - volutamente aperta a diverse interpretazioni - sul suo profilo Facebook. "Come cambia il racconto a seconda di chi si parla. Tutti amavamo e piangiamo la morte di Boncompagni. Io me lo ricordo a qualche festa in cui si parlava di Berlusconi. Anche lui aveva avuto amanti minorenni e le aveva piazzate con successo, perfino nella Tv di Stato. Una di queste amate e piazzate era Isabella Ferrari, 16 anni, qui insieme a uno dei più grandi accusatori di Berlusconi per le vicende Ruby e Noemi (nella foto che accompagna il post ci sono Boncompagni, la Ferrari e Travaglio, ndr). Lei e la Gerini considerate due miracolate per averlo avuto accanto, una oggi è pure sofisticata intellettuale in teatro con Travaglio... perché alla fine questo è l'esito di un comportamento oggi condannato, negli anni '80". Boom! I like raggiungono quota 217 in pochissimo tempo, le condivisioni sono 41 e i commenti 96, divisi tra chi le dà ragione e chi invece le dà torto. A seconda che nelle sue parole leggano una sorta di condanna del modo di fare smaliziato di «Bonco» (le danno dell’invidiosa, a lei che all'epoca aveva passato senza farle le selezioni per entrare a "Non è la Rai") e delle due signore apertamente nominate oppure una difesa del comportamento di Berlusconi quando era presidente del Consiglio (le ricordano che un conto è fare spettacolo, un conto rappresentare le istituzioni). 

Così la polemica inizia a montare. Il pensiero della giornalista, voluta al Tg1 da Mimun e messa in conduzione da Riotta, redattore da 20 anni con stato impeccabile, arriva a Marco Travaglio che si sente chiamato in causa e replica in punta di sciabola anziché di fioretto: "Una valorosa collega della Rai ha approfittato della morte di Bonco per farsi pubblicità gratuita.. ai matrimoni c’è sempre qualcuno che vuole essere la sposa e ai funerali qualcuno che vuole essere il morto". Il direttore del Fatto Quotidiano precisa anche: "alla collega smemorata e male informata che le mie polemiche e il processo a Berlusconi per le minorenni non hanno mai riguardato il suo sacrosanto diritto di fare ciò che voleva nella vita privata, ma la sua ricattabilità come uomo di governo e di Stato…". Chiude ricordando di "non essere un doppio pesista, bacchettone" e di aver avuto una splendida amicizia con Boncompagni. Ma cosa significa quel collega messo più volte tra virgolette? Vuole rimarcare il distacco tra lui e la giornalista o vuole rimandare al passato della Carfagna? Un passato fatto di provini per “Non è la Rai” e per agenzie di modelle come la stessa giornalista racconta sulla sua pagina social.

Alla replica segue la controreplica in una Pasquetta non proprio serena. Sempre su Facebook, la conduttrice risponde a Travaglio e prova a spiegare le sue intenzioni: "Leggo che Travaglio l’ha presa sul personale, ma sono d’accordo con lui sulle diverse responsabilità tra un premier e un autore tv, ciò non toglie che il consenso come i costumi cambino negli anni e che episodi analoghi vengano valutati in base ai tempi e alle persone. E non comprendo l’utilizzo delle virgolette per giornalista. Certamente non sono in discussione la professionalità delle Gerini e della Ferrari che da giovani hanno scelto di legarsi a un uomo adulto creativo e interessante. La libertà al primo posto". La Carfagna ha fatto retromarcia o la sua fin dall’inizio è stata una riflessione sui costumi che cambiano alla luce dell’ossequio con cui è stato celebrato Boncompagni? Come a dire che oggi gli steccati sono stati abbattuti, che si può essere giornalista e al tempo stesso donna di spettacolo senza perdere di credibilità, mentre lei vent’anni fa dovette fare una scelta. L'ultimo giro di tango del "Bonco" precursore dei tempi.

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Commenti

  • Fabio

    Castrichelli

    13:01, 24 Aprile 2017

    Piazza del Popolo nel 1980

    Da ragazzo (17 o 18 anni massimo) frequentavo spesso Piazza del Popolo. Un giorno, insieme ad altri amici, vedemmo uscire dagli uffici di Via del Babuino un tizio vestito di arancione, con un maglione, sempre color arancio, appoggiato sulle spalle, abbracciato ad una ragazzina molto bella. Quel "signore" ridicolamente vestito come un "pischello" era Boncompagni. Allora aveva all'incirca 50 anni. Mentre in seguito scoprimmo che la ragazzina era Isabella Ferrari età 16 anni.La cosa ci fece un pò schifo, perchè ad un certo punto, proprio difronte al Bar Canova, si misero a pomiciare senza preoccuparsi di nulla. In seguito mi capitò di leggere della loro relazione. Non trovai nessun giornalista che si scandalizzò, anzi, qualcuno lo ritenne anche un "fico" che si portava a letto una ragazzina così bella.

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  • Rita

    Coltellese

    17:05, 18 Aprile 2017

    La realtà scandalizza solo gli ipocriti

    Ricordo benissimo quando Boncompagni fece fare a Isabella Ferrari una scena per la prima volta in TV: ironicamente disse che non sapeva fare niente e dunque la vestì con un tutù e tutto quello che fece fu stare a terra con il busto chinato in avanti sulla gamba malamente stesa... Non poteva neppure accennare ad un passo di danza, giacché era solo bella e nulla sapeva fare. La loro relazione fu pubblica, tanto è vero che ricordo un'intervista in cui le si chiedeva se era contenta visto che le manteneva anche la casa dove lei abitava.

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