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La patria del comunismo non vuole sfigurare

In tutto il Paese cartelli nell'idioma dei capitalisti


Tra meno di un anno la Città Proibita sarà invasa di atleti, delegazioni sportive, giornalisti, turisti e in quei sedici giorni - dall'8 al 24 agosto - la parola d'ordine sarà soltanto una: capirsi, al ristorante, in un museo, sulle strade, all'aeroporto. Imparare una lingua straniera già è complicato, ma se quella in questione è il cinese bisogna prendere delle precauzioni. Il mandarino, il dialetto parlato nella capitale, è uno degli idiomi più complicati al mondo, senza un alfabeto ma con ideogrammi che a volte possono sostituire intere frasi. Di tutto questo i cinesi ne sono perfettamente consapevoli e, con operosità, si sono subito messi al lavoro. Il motivo di tanto zelo però anche politico: il Partito comunista, che detiene il potere nel Paese, pretende di controllare tutte le informazioni in circolazione e applicare sulle parole straniere "sconvenienti" la censura che distingue i suoi mezzi d'informazione.
Le autorità hanno imposto corsi obbligatori di inglese a chiunque ricopra cariche statali legate, direttamente o indirettamente, alle Olimpiadi. David Tool, ex colonnello della marina americana, insegnerà a tutti i funzionari del Comune di Pechino la lingua di Shakespeare, adeguandone il livello a quello richiesto: buono. Questo perché, è lo stesso Partito a sostenerlo, quello dei cinesi è un "bad English". La scelta è ricaduta su questo veterano della Carolina del sud in pensione perché Tool è di casa nella Città Proibita, dove è docente alla Beijing International Studies University. Il suo compito non si limiterà ai funzionari del Comune: Tool guiderà la "English police", una task force che controllerà apprendimento e diffusione della lingua dei Giochi in città. Un'impresa, considerata la vastità della metropoli. Tool sarà affiancato da una colonna degli studi anglofoni in Cina: il professor Chen Lin. Quando alla fine degli anni Settanta il comunismo iniziò a scricchiolare e il Partito si rese conto che bisognava aprirsi al libero mercato, fu il professor Chen Lin a tenere il primo programma TV per l'insegnamento dell'inglese.
Alcuni provvedimenti sono già stati presi. Tra questi c'è la nuova traduzione ufficiale di 2.753 tra piatti e bevande, la cui lista sarà distribuita a ristoranti e alberghi. L'avveniristico terminal C dell'aeroporto internazionale, che ultimato sarà il più grande del mondo, avrà tutte le scritte doppie, comprese quelle delle due cappelle per i cristiani che per la prima volta faranno la loro comparsa in uno scalo cinese. L'inglese è anche la lingua capolista che 11.900 impiegati di musei, templi, palazzi e giardini sono tenuti a conoscere, oltre a francese, spagnolo, tedesco, arabo, coreano e giapponese. In ultimo toccherà alla segnaletica stradale - in particolare all'autostrada per l'aeroporto e a quella per la Grande Muraglia, che dista dalla capitale circa 60 chilometri - ai mezzi pubblici e ai tassisti. Pechino sembra impegnarsi al massimo in questa che è anche una sfida delle ideologie.
La Cina, patria del comunismo, non vuole sfigurare con la lingua del capitalismo, l'inglese. Per vedere se c'è veramente riuscita bisognerà aspettare il fatidico 08/08/08.

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