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di ANTONELLO SARNO IDEE, polemiche, spunti vitali, contraddizioni e qualche autentica novità: ...


La famiglia, sempre la famiglia, fortissimamente la famiglia. Continua ad essere questo, infatti, il nucleo attorno al quale ruotano le storie candidate al miglior film, da «Ricordati di me» di Muccino, alla «Finestra di fronte» di Ozpetek, passando per «Respiro» di Crialese, per l'«Imbalsamatore» di Garrone e, in forma più tangenziale, per «L'ora di religione» di Bellocchio (che però, sulla famiglia, aveva già detto la sua con il durissimo «I pugni in tasca», il suo esordio del 1965).
Luogo d'incontro e di scontro tra generazioni e culture, la famiglia italiana viene perciò raccontata da questi film in due modi diversi: nel primo, ossessivo, teso, quasi cronachistico come un reportage (Muccino, forse Garrone) la famiglia è narrata come un insieme di persone schiacciate dal mondo in cui la famiglia stessa s'inserisce; in senso invece più moralistico vanno invece i film di Ozpetek, ma in parte anche di Bellocchio, dove il nucleo familiare è un luogo la cui purezza, reale o idealizzata, dev'essere salvaguardata dall'impegno dei singoli. Infine, ed è il caso di Crialese, la famiglia viene raccontata in senso poetico, una vena che pone questo film una spanna sopra gli altri almeno dal punto di vista artistico e immaginifico.
Del resto, è proprio la famiglia l'istituzione maggiormente discussa in questi anni, un dibattito che tocca nervi scoperti ormai dovunque, dalla cronaca nera alle grandi questioni legislative. Naturale perciò che i nostri autori - finalmente liberi dal complesso del cinema autobiografico ed autoreferenziale degli anni '80 e '90 - diano respiro ai grandi temi raccontandoli, ovviamente, a modo loro come succede a tutti gli artisti.
Un'osmosi con la realtà, insomma, che è e sarà ancor più nel prossimo futuro alla base di questa rinascita creativa del nostro cinema (tra pochi giorni, ad esempio, uscirà nelle sale «Il pranzo della domenica» dei Vanzina, fatto di vicende familiari che s'intrecciano nel rito del pasto domenicale, mentre uno dei titoli più attesi della prossima stagione è «Caterina va in città» di Paolo Virzì, storia di una famiglia che dalla provincia si trasferisce a Roma...). Un momento felice che sta oggi incontrando il favore del pubblico, del grande pubblico, sperabilmente desideroso di emanciparsi dai propri gusti tendenti finora soltanto alla commedia od alla farsa.
Commedie e farse, tanto per farci i conti in tasca, che comunque dobbiamo tenerci ben strette perché sono ancora loro, sia pure in forma minore, a dettar legge al box office di casa nostra. Senza Boldi e De Sica, Aldo, Giovanni & Giacomo e Benigni, il cinema italiano del 2002 sarebbe infatti sceso molto al di sotto di quanto invece avvenuto, e cioè del 20-22% dell'intero mercato.
Questo perché è ancora l'evasione, oltrechè l'impegno, la tendenza-clou nelle scelte del pubblico italiano, espressa in maniera chiarissima al momento di acquistare il biglietto alla cassa.
Una scelta che, pur senza lasciarsene condizionare, registi ed autori hanno il dovere di imparare a rispettare ed a tenere presente. Senza dimenticarsene mai.

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