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CAOS ALLA RIAPERTURA

Scuola, sciopero delle maestre. La ministra Fedeli: parliamone

Mobilitazione dei diplomati magistrali. In 6mila già assunti a rischio licenziamento. 20mila precari in piazza

Scuola, sciopero delle maestre.  La ministra Fedeli: parliamone

Primo giorno di scuola del 2018 con sciopero. Migliaia di maestre e di maestri hanno incrociato le braccia per protesta dopo che la plenaria del Consiglio di Stato prima di Natale ha messo fuori dalle Gae, Graduatoria ad esaurimento, i docenti con diploma magistrale. La protesta è stata proclamata dalle sigle sindacali Anief, Saese e Cub, con l'adesione dei Cobas.

A Roma manifestazione tra le 9 e le 13 davanti al ministero dell’Istruzione e contemporaneamente cortei e sit-in anche davanti gli Uffici scolastici regionali di diverse città: a Genova il corteo aperto dai bambini, a Torino e Milano traffico bloccato, presidi a Bologna, Palermo, Cagliari, Catanzaro e Bari. In piazza anche gli assunti: "dal giorno della sentenza non dormiamo più". Per i Cobas: 20mila precari hanno scioperato.

Anief chiede di confermare nei ruoli i 6mila neoassunti con riserva che hanno superato o stanno superando l’anno di prova e assumere i 44mila colleghi inseriti con riserva nelle Gae, i quali da molti anni insegnano ormai nelle nostre scuole.

La ministra Fedeli

"Abbiamo chiesto all'Avvocatura dello Stato di darci le linee attuative della sentenza del Consiglio di Stato. Appena arriverà la risposta, convocheremo le parti e troveremo le soluzioni più idonee", ha detto la ministra dell'Istruzione Valeria Fedeli intervista da Sky Tg 24 a proposito dello sciopero dei maestri delle primarie e delle scuole dell'infanzia.

L'Autorità garante

L'Autorità garante per gli scioperi evidenzia come la proclamazione da parte dei Cobas dello sciopero della scuola: "non sia conforme alla legge, come già segnalato in due occasioni a tale organizzazione sindacale il 28 dicembre ed il 3 gennaio". In particolare, risulta "violata la regola del preavviso di 15 giorni e il mancato tentativo di conciliazione presso il Ministero, trattandosi di motivazioni (la recente pronuncia del Consiglio di Stato in materia di titoli per l'insegnamento) diverse da quelle avanzate dalla sigla Saese, che per prima ha proclamato lo sciopero".

La voce dei maestri e delle maestre

«Le famiglie italiane si accorgeranno di cosa vuol dire perdere il maestro del proprio figlio, dopo diversi anni, per colpa di una sentenza che non doveva neanche essere pronunciata, vista l’assenza di un conflitto di giudicato per una categoria, composta appunto dai docenti della scuola dell’infanzia e primaria, che è stata volutamente dimenticata dal governo e dal Parlamento, anche con l’esclusione dal piano straordinario di assunzioni, come dal nuovo sistema di formazione e reclutamento», attacca Marcello Pacifico presidente Anief.

«Se un titolo è considerato abilitante e valido per partecipare ai concorsi, come tutte le altre abilitazioni conseguite entro il 2011 - rimarca Pacifico -, deve essere valido per inserirsi nelle graduatorie a esaurimento. Bisogna riaprire subito le Gae e permettere l’incontro tra domanda e offerta, per non permettere la moltiplicazione di quei corsi e ricorsi che la stessa ministra Valeria Fedeli invita a evitare. Già in due occasioni le Gae sono state riaperte dal Parlamento, nel 2008 e nel 2012, senza attendere il parere dell’Avvocatura dello Stato, peraltro ancora in ingiustificato silenzio. La politica deve assumersi le sue responsabilità, dopo il fallimento del tavolo di confronto richiesto dai sindacati in scadenza di mandato». In caso contrario, annuncia Pacifico, la mobilitazione continuerà e partiranno nuove azioni legali, per annullare in Europa o in Cassazione la sentenza della plenaria del Consiglio di Stato. Durante la protesta è intervenuta anche la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli. «Come abbiamo detto a tutti i sindacati, - ha sottolineato - appena arrivano le risposte dell’Avvocatura generale dello Stato immediatamente convochiamo le parti e troveremo le soluzioni e gli strumenti più idonei».

Gli striscioni

"Siamo insegnanti non burattini", "la maestra non si tocca", "riaprire le Gae". Sono in centinaia davanti al ministero dell'Istruzione a Roma i docenti, tante le giovani donne, che protestano contro la "vergognosa" sentenza del Consiglio di Stato sui diplomati magistrali. E ancora: "No ai licenziamenti di massa", chiedono le maestre, preoccupate di una possibile fine del loro contratto: "abilitate quando serve, licenziate quando conviene", il tam tam che passa di bocca in bocca.

Ed è arrivata la solidarietà di Salvini: "Da papà prima che da politico sono solidale con le migliaia di insegnanti oggi in piazza, azzerati da una sentenza assurda e dall'incapacità del governo. Invece di eliminare la precarietà, il Pd elimina lavoratrici e lavoratori. La riforma della scuola (altro che "buona scuola") sarà una priorità del nostro governo".

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