LA POLITICA AI TEMPI DEI SOCIAL

Cari elettori, piantatela di fare gli ultras e ricominciate a ragionare

Carlantonio Solimene

Il dibattito politico in Italia sta attraversando una fase che potrebbe essere definita adolescenziale, dove per adolescenza si intendono quegli anni della giovinezza in cui tutto è bianco o nero e le sfumature non vengono percepite. Non è certo il primo periodo in cui il Paese vive una contrapposizione netta, basterebbe ricordare il ventennio segnato dalla dicotomia berlusconiani/antiberlusconiani, due categorie di fatto inconciliabili e che inglobavano, a seconda delle varie fasi, tra il 70 e l'80% dell'elettorato italiano. Eppure all'epoca il dibattito politico restava per lo più un aspetto marginale della vita del Paese. Ognuno aveva le proprie convinzioni, certo. Ma le occasioni per discuterne con chi la pensava diversamente erano rarissime. E, probabilmente, neanche si faceva un grande sforzo per favorirle. La nascita di quell'enorme piazza virtuale che sono i social network ha invece d'improvviso cambiato le abitudini dell'elettore. Oggi chiunque, praticamente ogni giorno, ha la possibilità di esprimere le proprie opinioni politiche su internet e di scoprire quali sono quelle degli altri. Sulla carta, questo fenomeno avrebbe potuto rappresentare un'occasione incredibile di crescita per ognuno di noi. Discutere solo tra simili non serve a nulla se non a convincersi ulteriormente delle proprie idee. Confrontarsi con chi la pensa diversamente, invece, allarga le vedute. Purtroppo tutto questo non è accaduto. Anzi, i social network hanno finito con l'accentuare le contrapposizioni come forse mai era accaduto in tanti anni di vita democratica. L'avversario politico è un nemico, le sue idee non nascono da convinzioni legittime ma da secondi fini inconfessabili (è legato al "sistema", non vuole rinunciare ai privilegi, è un corrotto, un mafioso, semplicemente un idiota, ecc), il mio dovere di buon elettore è smascherarlo o, al limite, di insultarlo e di scaricare su di lui tutta la rabbia che mi porto in corpo. Difficile stabilire perché il dibattito sia scivolato verso questa deriva. Forse è colpa del linguaggio proprio dei social, che è immediato e stringato, favorendo gli slogan piuttosto che le argomentazioni. O magari c'entra anche la pessima abitudine dei nostri politici che sui social si lasciano andare a uscite estreme, tavolta trash, trasmettendo un'immagine assai diversa da quella che mostrano nelle occasioni ufficiali o nei talk. E dando la stura ai peggiori istinti dell'elettorato. In fondo, se si esprime con toni violenti e "politically uncorrect" un ministro, perché non posso farlo anch'io che sono l'uomo qualunque? In questo modo il degrado del dibattito è arrivato a inquinare persino la vita istituzionale del Paese. E il motivo è semplice: quanta razionalità ci sarà nell'agire di un politico se deve soddisfare i desideri di un corpo elettorale che schiuma rabbia dalla bocca? L'unico sistema per recuperare una democrazia sana dovrebbe partire proprio dalla resurrezione della razionalità. E dalla sconfessione, quindi, di ciò che razionale non è. E' razionale, ad esempio, ritenere che tutti i politici onesti stiano nel mio partito e che dall'altra parte ci sia solo gente corrotta? E' razionale pensare che tutti i ministri e i sottosegretari del governo siano degli incapaci? E che quando parla uno di loro sia necessariamente in errore, qualsiasi cosa dica? E' razionale pensare che chiunque non la pensi come me, su qualsiasi argomento, abbia torto? Persino quando, per ipotesi, a non pensarla come me è la maggioranza della popolazione? E' una forma di ragionamento che, ovviamente, va adottata per tutti i protagonisti della politica e per le azioni di cui di volta in volta si rendono protagonisti. Qualche esempio: per un elettore grillino è così difficile ammettere che il Decreto Dignità annunciato come una svolta epocale da Luigi Di Maio è, in fin dei conti, un pannicello caldo che si limita ad abbassare di dodici mesi - da 36 a 24 - la durata dei contratti a tempo determinato? E per un elettore del Pd è tanto complicato riconoscere che, un un provvedimento sicuramente lacunoso e contraddittorio, ci sono cose sacrosante come il divieto di pubblicità per i giochi d'azzardo? A proposito dell'elettore piddino: oggi si lamenta del condono fiscale su cui lavora il governo "giallo verde", ma può convenire che anche l'aver alzato da 1.000 e 3.000 euro il tetto per l'uso del contante, quando a Palazzo Chigi c'era Matteo Renzi, non è stato un segnale positivo nella lotta all'evasione fiscale? E, in tema di fisco, l'elettore grillino fa così fatica ad ammettere che i famosi 80 euro varati nella scorsa legislatura, pur con tutti i difetti, hanno rappresentato comunque il trasferimento di dieci miliardi di euro dalle casse dello Stato a quelle dei cittadini? Una cifra che, in fin dei conti, si avvicina a quella prevista per il reddito di cittadinanza? Non fanno eccezione gli elettori della Lega, o forse oggi soprattutto del "capitano" Matteo Salvini. Sono disposti ad ammettere che, a margine di una lotta all'immigrazione irregolare che è sacrosanta, l'alleanza con le nazioni di Visegrad resta un controsenso da cui, nella migliore delle ipotesi, non otterremo nulla? E pur riconoscendo che il razzismo in Italia è figlio soprattutto della cattiva gestione del fenomeno migratorio da parte della sinistra, scaricato interamente sulle fasce deboli della popolazione, sono capaci i leghisti di riconoscere che certi toni e certe uscite del loro leader, oltre a non essere consoni per un ministro della Repubblica, soffiano sugli istinti più bassi delle persone e peggiorano ulteriormente la situazione? Si può chiedere agli elettori di Lega e Cinquestelle di avere la stessa attenzione per i dettagli sfoggiata all'epoca del referendum costituzionale prima di esultare per il taglio dei parlamentari promesso dal governo? Non sarebbe importante, prima di giudicare, sapere come cambierà il sistema di elezione del presidente della Repubblica con 345 parlamentari in meno? O se diminuiranno proporzionalmente anche gli eletti all'estero? O se verrà abbassato il limite di membri per formare un gruppo parlamentare? E gli elettori del Pd, prima di dire aprioristicamente no alla proposta, sarebbero disposti a ricordare che nella scorsa legislatura era lo stesso Partito Democratico a voler tagliare il numero dei parlamentari? Si potrebbe continuare all'infinito. Si tratta di mie idee personali e ovviamente non pretendo che siano condivise, contraddirei quello che ho scritto finora. Ma mi auguro davvero che ognuno provi ad applicare la categoria del dubbio e dell'approfondimento ogni volta che sta per scrivere un post. O magari si sforzi di ricordare cosa pensava di un determinato tema quando i ruoli erano invertiti e i suoi politici di riferimento erano all'opposizione piuttosto che al governo. Non fosse altro per provare l'orgoglio di coltivare da solo le proprie opinioni e non ripetere a pappagallo quello che altri gli hanno imposto di pensare. Perché sarebbe ora che gli elettori la piantassero una volta per tutte di essere degli ultras dei loro partiti. Al limite, se proprio sentono il bisogno di parteggiare, si limitino a tifare per l'Italia. Un po' come accade con la Nazionale. Non importa se i miei giocatori del cuore sono in campo o per questa partita sono rimasti in panchina. Ciò che conta è solo che la squadra vinca.