Summit a Roma su patologia che in Italia colpisce 600mila persone
Trombosi, più prevenzione e appropriatezza terapeutica per i pazienti
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Roma, 1 apr. (askanews) - Più prevenzione e nuove soluzioni terapeutiche, con un occhio al risparmio di milioni di euro per il Servizio Sanitario Nazionale. Questi i temi al centro del confronto tra esperti, istituzioni e associazioni pazienti, un anno dopo, sui temi chiave nella lotta alla trombosi, discussi durante il convegno "Per combattere la trombosi non rimaniamo in panchina", organizzato da Motore Sanità con il contributo incondizionato di Viatris.
La trombosi avviene quando un coagulo di sangue ostruisce arterie o vene e una delle manifestazioni più gravi è la Trombosi Venosa Profonda (TVP), che colpisce soprattutto gli arti inferiori e può portare a serie complicanze come embolia polmonare o insufficienza venosa cronica. Ogni anno, interessa 600.000 persone e provoca 100.000 decessi correlati all'embolia polmonare. Il tromboembolismo venoso è la terza causa di morte tra gli adulti, la prima tra i pazienti ospedalizzati.
"La trombosi - sottolinea Rossella Marcucci, Prof. Ordinaria Medicina Interna Università Firenze - è un meccanismo che spiega la gran parte di casi di malattia e di morti nel mondo occidentale. La buona notizia è che è largamente prevenibile, cioè noi possiamo mettere in atto una serie di azioni, che prevengono la maggior parte delle condizioni dei fattori di rischio che promuovono questo meccanismo di malattia. Lo stile di vita è il primo elemento importante e fondamentale; la dieta, l'attività fisica, il controllo dei fattori di rischio cardiovascolari sono elementi essenziali per mantenerci davvero in salute e prevenire questo meccanismo di malattia, senza dimenticare l'attenzione a certe condizioni di rischio, come l'immobilitazione prolungata l'esposizione al trauma la sedentarietà e l'attenzione anche a quello che è successo nella nostra famiglia".
Per una corretta prevenzione è necessario dunque formare i clinici, attraverso informazioni aggiornate sulle nuove evidenze, sui criteri di selezione dei pazienti e sulla gestione degli effetti collaterali, sulla scelta della terapia guidata non solo dall'efficacia e dalla sicurezza, ma anche dalla sostenibilità, in modo che si adottino terapie personalizzate a ogni paziente, riducendo il rischio di complicanze.
"Abbiamo delle strategie di prevenzione ben standardizzate - sottolinea Roberto Pola, Direttore percorso trombosi Policlinico Gemelli Roma - certamente in ospedale, certamente nei pazienti chirurgici. Va sicuramente implementata - e questa è una mancanza - la prevenzione dei pazienti affetti da patologia delle persone affetta da patologie oncologica, perché si tratta di una categoria di pazienti nei quali a volte la prevenzione non è ottimizzata. Ed effettivamente questi sono pazienti a rischio trombosi molto importante".