Tra rifugi, perdite e paura, l'adolescenza brucia in fretta
Libano, a sedici anni sotto le bombe e già vecchi
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Beirut, 20 mar. (askanews) - In Libano la guerra sta consumando anche l'età dei ragazzi. Tra tende, rifugi improvvisati e lutti, adolescenti e ventenni si muovono dentro una vita spezzata. C'è chi dice di sentirsi già vecchio a sedici anni. C'è chi taglia i capelli agli sfollati arrivati dal sud, chi sale su un palco in un teatro trasformato in centro di accoglienza, chi pensa alla scuola, agli amici, ai sogni come a pezzi della vita di prima.
Secondo le autorità libanesi, i morti dal 2 marzo sono più di mille, tra loro 118 bambini. Gli sfollati registrati sono oltre un milione. Dal 2 marzo il Libano è sotto una nuova ondata di attacchi israeliani.
"La guerra ci ha fatto invecchiare - dice un adolescente sfollato - Le persone della nostra età, in altri Paesi, vivono molto meglio di noi. Noi abbiamo passato quello che nessun altro ha passato".
Qui crescere vuol dire fermarsi. Vuol dire lasciare la scuola, perdere amici, ricominciare ogni volta tutto da zero.
"Stavamo ancora scoprendo che cosa ci piace fare - dice Zahraa - quali attività ci piacciono, come ci piace passare le nostre giornate, poi siamo stati sfollati per due mesi e non abbiamo fatto più nulla".
Per i più grandi il trauma si ripete. C'è chi era fuggito dalla Siria e oggi si trova di nuovo sotto le bombe. "I nostri sogni -dice Wassim - adesso sono in pausa fino alla fine della guerra. Adesso non abbiamo sogni, stiamo aspettando che la guerra finisca per poter ricominciare".
Per la psichiatra infantile e dell'adolescenza Evelyne Baroud, il prezzo di questa guerra si vedrà anche dopo: "Assistere alla violenza, ad aggressioni fisiche, uccisioni, sfollamento forzato, perdere la propria casa, perdere un genitore: tutto questo comporta un rischio molto alto di sviluppare un disturbo post traumatico da stress".
A sedici anni, in Libano, c'è già chi si sente vecchio.