Anno più letale di sempre, Gaza principale fattore secondo il rapporto
CPJ: Israele responsabile di due terzi dei giornalisti uccisi nel 2025
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New York, 24 feb. - Centoventinove giornalisti e operatori dei media uccisi nel 2025. È il dato diffuso dal Committee to Protect Journalists, che definisce l'anno appena trascorso il più letale mai registrato in oltre trent'anni di monitoraggio. Si tratta del secondo record consecutivo. Secondo l'organizzazione con sede a New York, Israele è responsabile di due terzi delle uccisioni.
"Uno dei principali fattori è la situazione a Gaza - dice Carlos Martinez de la Serna, direttore programmi del CPJ - Israele che uccide giornalisti a Gaza. Si tratta di una quota molto rilevante dei casi, nel 2024 come nel 2025. Due terzi delle uccisioni sono attribuite a Israele a Gaza. E poi c'è l'impunità radicata: l'assenza di responsabilità alimenta un sistema in cui si uccidono giornalisti senza conseguenze".
"Nel caso di Gaza - prosegue de la Serna - solo nel 2025 siamo riusciti a confermare che almeno 47 uccisioni sono state chiaramente mirate. Significa che sono state colpite a causa del loro lavoro giornalistico. Non è facile raggiungere questo livello di prova. Potrebbero esserci altri casi che non siamo in grado di valutare con lo stesso grado di certezza".
Il rapporto denuncia l'assenza di indagini adeguate e parla di campagne di delegittimazione contro i reporter uccisi. "Le risposte sono principalmente due: l'assenza di responsabilità, con la mancanza di indagini adeguate, e le campagne di delegittimazione contro i giornalisti uccisi, che possono servire a giustificarne la morte. Storicamente, questa è stata la risposta fornita da Israele alle uccisioni di giornalisti".
In forte crescita anche l'uso dei droni. "Nel 2023 - afferma l'esponente del Cpj - abbiamo documentato solo due casi di giornalisti uccisi con droni. Nel 2025 siamo arrivati a 39. Questo tipo di attacchi mirati, resi possibili dalle tecnologie integrate nei droni, è un nuovo fattore che contribuisce alle uccisioni di giornalisti, soprattutto nei contesti di conflitto".
Il CPJ chiede indagini indipendenti e maggiore protezione per i reporter che operano nelle zone di guerra.