AGORA' LAZIO

Tremila tifosi biancocelesti invadono Ascoli per continuare la contestazione contro Lotito. Una passione infinita nonostante tutto

Daniel Rocca

«Libertà». Una parola, ripetuta per novanta minuti, che ieri sera ha riempito gli spalti del Del Duca come fosse un coro da stadio. Non un inno alla squadra, ma un messaggio diretto, nitido, indirizzato a Claudio Lotito. Ad Ascoli, i tifosi della Lazio hanno rivisto la propria squadra dal vivo per la prima volta dopo 81 giorni, da quella finale di Coppa Italia persa contro l'Inter il 13 maggio. Ottantuno giorni di assenza forzata, tra trasferte vietate, proteste all'Olimpico e manifestazioni di piazza che ieri si sono trasformate in un unico, enorme, abbraccio. Perché di questo si è trattato, prima ancora che di un'amichevole estiva: della fine di un digiuno lunghissimo.


I tifosi biancocelesti hanno invaso Ascoli, riempiendo il settore ospiti fino all'ultimo posto disponibile, occupando la tribuna Mazzone e colorando di biancoceleste ampie porzioni dello stadio marchigiano. Cori, bandiere, sciarpe al vento, striscioni esposti in ogni angolo: la stessa gente che da mesi boicotta gli abbonamenti e diserta l'Olimpico, ieri si è ritrovata compatta (e con l'appoggio dei tifosi ascolani) a sostenere la squadra per tutti i novanta minuti. Ed è qui che sta il paradosso di questa estate laziale: l'affetto per la maglia resta intatto, anzi si rafforza, mentre la distanza dalla proprietà si allarga sempre di più. Due sentimenti che ieri sera hanno convissuto sugli spalti senza contraddirsi: da una parte l'abbraccio incondizionato ai giocatori e a mister Gattuso, dall'altra la contestazione durissima verso chi guida il club.

  

Perché a rendere ancora più amara la vicenda c'è un dettaglio che i tifosi non hanno dimenticato: il ritiro di Formello, annunciato dalla società come aperto al pubblico, è rimasto invece blindato fino a questo momento. Nessuna delle amichevoli disputate finora in casa è stata realmente a porte aperte, nonostante le promesse iniziali, alimentando ulteriormente il livore di una tifoseria che si sente presa in giro. Una beffa che ha reso ancora più significativa la scelta di migliaia di persone di mettersi in viaggio pur di rivedere la squadra, l'unico modo rimasto per stare vicino ai propri colori senza passare dai cancelli dell'Olimpico o del centro sportivo. Quella di ieri, però, è stata solo la prima tappa di un digiuno casalingo che la stagione si preannuncia lungo. Perché se l'Olimpico resterà (semi)deserto per tutta l'annata, complice il boicottaggio degli abbonamenti, le trasferte diventeranno l'unico vero appuntamento fisso tra la squadra e la propria gente. Il copione si ripeterà già domenica prossima, quando la Lazio chiuderà il proprio precampionato allo Stirpe di Frosinone, ultima amichevole prima dell'inizio della stagione ufficiale, con un altro pienone di tifosi già annunciato nel settore ospiti. E si ripeterà ancora, in scala ancora più grande, il 24 agosto, giorno dell'esordio in campionato sul campo del Bologna. Un film già visto, destinato a ripetersi settimana dopo settimana per l'intera stagione: uno stadio di casa vuoto per protesta, e uno stadio ospite via via colorato di biancoceleste, ovunque la Lazio giochi, da nord a sud.


Sarà così a Frosinone, sarà così a Bologna, e sarà così in ogni trasferta successiva, con i tifosi pronti a organizzarsi in massa pur di non perdere l'occasione di stare vicino alla squadra. Ieri sera, ad Ascoli, i tifosi hanno dato ai giocatori tutto l'affetto che serviva. Un antipasto, appunto, di quello che sarà: un'intera stagione vissuta lontano da Roma, ma mai lontano dalla Lazio.