Lazio, Lotito e un guaio dopo l’altro
I quesiti al presidente del nostro Bisignani Ma le risposte non sono mai arrivate Quanto capitale intende mettere la proprietà nella Lazio? ••• Durata pochi mesi, saltata con due anni d'anticipo. La partnership tra la Lazio e Polymarket è arrivata al capolinea. Manca solo l'ufficialità, attesa a breve con un comunicato del club, ma i segnali sono già inequivocabili: ieri il logo del main sponsor è sparito dalla sezione dedicata alle partnership commerciali del sito biancoceleste. Un indizio che vale una conferma. La miccia è nota. Nei giorni scorsi polymarket.com è finito nella black-list dei siti oscurati dall'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, considerato un operatore di scommesse privo di concessione statale.
Non è la prima volta: la piattaforma era già stata inserita nella lista nera mesi fa, salvo uscirne dopo un chiarimento tecnico nell'ambito della causa al Tar Lazio. Stavolta, però, il provvedimento pesa come un macigno. Perché la «legge 401 del 1989 considera reato ogni attività di scommesse senza concessione, e vieta anche la pubblicità del betting non autorizzato».
Tradotto: la Lazio, che ha il marchio stampato sulle maglie, è costretta ad adeguarsi in fretta. Interpellata nei giorni scorsi, la società aveva mantenuto un profilo prudente. «Siamo in attesa di comunicazioni dal partner, nessuna valutazione anticipata», dicevano da Formello. Una linea attendista che, però, i fatti hanno superato. L'oscuramento non estingue automaticamente il contratto, ma tra normativa sul gioco e Decreto Dignità la permanenza del brand sul petto biancoceleste era diventata insostenibile. Il conto è salato. L'accordo, siglato appena poche settimane fa, assegnava a Polymarket il ruolo di main sponsor e valeva oltre 22 milioni di dollari, circa 19 milioni di euro, bonus compresi: un'intesa che copriva le prossime due stagioni con opzione per il 2028/2029.
La vicenda era finita persino in Parlamento, con un'interrogazione che parlava di una sponsorizzazione collocata in una «zona grigia normativa». Per restare in Italia, la piattaforma dovrebbe acquisire una concessione per il gioco online, quella che gli altri operatori hanno pagato 7 milioni. Nel frattempo, nelle prossime amichevoli, la squadra di Gattuso tornerà in campo con una maglia spoglia, priva di main sponsor. Fino a quando non arriverà un sostituto.
La Lazio, che credeva di aver risolto il problema, dovrà rimettersi a caccia di introiti. Che non arriveranno di certo dal fronte della biglietteria. È cambiata la fase di vendita (da giovedì scorsi è scattata la vendita libera), ma non è cambiata la sostanza sulla questione abbonamenti. Al contrario, il messaggio che il cuore del tifo biancoceleste continua a mandare alla società è chiarissimo: la protesta va avanti inesorabile. L'immagine più significativa arriva dalla Curva e dai due Distinti Nord. Settori che solo dodici mesi fa erano stati presi d'assalto e che oggi rimangono deserti.
Appena 1400 tessere rinnovate, con un vuoto di oltre 18 mila unità. E anche se il dato degli oltre 2000 rinnovi fosse vero (il club non lo ha mai ufficializzato), la proiezione non arriverebbe nemmeno a toccare quota 6000 abbonati. E si torna così alla questione sponsor: in un momento così delicato, chi è disposto a fare affari con la Lazio di Lotito?