seconda puntata

I conti di Lotito non tornano: svista o scelta consapevole?

Daniele Rocca

Seconda puntata del nostro viaggio tra le dichiarazioni di Claudio Lotito del 15 dicembre scorso, alla cena di Natale. L'obiettivo è sempre lo stesso: confrontare le sue parole con i numeri e i fatti arrivati dopo. Ieri i primi due punti, oggi altri tre. Domani la terza puntata.
Svista o scelta consapevole?
Il blocco dell'estate 2025 ha avuto anche una spiegazione di cassa. Alla presentazione di Sarri, il 25 luglio, Lotito la ridusse a una questione di calendario: sarebbe bastato spostare 3,6 milioni di costi al 5 aprile. Una svista, in sostanza, costata milioni e un'intera sessione di mercato. In una qualsiasi azienda il dirigente responsabile degli aspetti amministrativi e del controllo di gestione, che nell'organigramma della Lazio è il direttore amministrativo Marco Cavaliere, ne risponderebbe fino al licenziamento, tanto più che un precedente c'era già: nel 2022 la Lazio fu l'unica società fuori dall'indice, per 2,05 milioni. Non è avvenuto, giustamente e per fortuna, vista la serietà e la preparazione della struttura. Forse perché non fu una svista. E forse perché al presidente un mercato limitato dai provvedimenti della Commissione conviene: lo esonera dal giustificare i mancati esborsi. Resta l'obiezione del video: Inter, Roma e Milan, con quei debiti, il mercato lo fanno. I bilanci al 30 giugno 2025 spiegano perché possono.
Tassi usurai surreali
II «500-600 milioni a tassi del 15 e 18 per cento» non risultano da nessun bilancio. Al 30 giugno 2025 l'Inter ha debiti complessivi per 660 milioni, in calo da 734,8, con 567 milioni di ricavi, record di Serie A, e un utile di 35,4; il bond al 6,75 per cento è stato rimborsato in anticipo e sostituito da 350 milioni al 4,52 fino al 2030. La Roma ha chiuso con una perdita di 53,9 milioni e patrimonio negativo per 316,6, ma con 145 milioni di finanziamenti soci convertiti a capitale e altri 82,3 erogati dalla proprietà nell'anno; il suo bond costa il 6,04 per cento. Il Milan ha 494,5 milioni di ricavi record e il terzo utile consecutivo. La seconda metà della frase del video era invece esatta: si iscrivono e fanno mercato. Possono, perché la regola misura ingaggi su ricavi e ammette i versamenti dell'azionista, due condizioni che a Formello mancano entrambe. Il primo banco di prova era gennaio.
La fiducia di gennaio
«Ho presentato i conti, decide la commissione, siamo fiduciosi». Su questo punto il video ha avuto ragione per otto giorni: il 23 dicembre la Federazione, chiusa positivamente la verifica sul rapporto al 30 settembre con la soglia 0,8 rispettata, autorizzò la società a operare senza alcun vincolo nella sessione invernale. Il mercato libero durò quella sessione e fu giocato vendendo, in una corsa alle plusvalenze costruita sul check successivo del 30 marzo alla nuova soglia 0,7: circa 35 milioni spesi, incassi attorno ai 60. Nella prima settimana di gennaio partirono Castellanos al West Ham per circa 30 milioni e Guendouzi al Fenerbahce per 28 complessivi, sostituiti da Taylor dall'Ajax per 16,8 milioni e Ratkov dal Salisburgo per 14 bonus compresi. I numeri aggregati li ha ufficializzati la società: cessioni di quattro giocatori per 54,70 milioni più premi, acquisti per 35,63 più premi, plusvalenza complessiva di 31,38 milioni. Sessanta milioni incassati e trentuno di plusvalenze non sono bastati, anche perché nel denominatore del parametro le plusvalenze entrano come media degli ultimi tre esercizi: quelle di gennaio pesano per un terzo. Il verdetto sarebbe arrivato in estate.