Calcio
Inchiesta arbitri, la Procura di Milano chiede l’archiviazione per Gianluca Rocchi
Si chiude, dopo quasi due anni di lavoro, il capitolo centrale dell'inchiesta che dallo scorso autunno teneva sotto osservazione il mondo arbitrale italiano. La Procura di Milano ha chiesto l'archiviazione per Gianluca Rocchi, ex designatore degli arbitri, finito sotto indagine con l'accusa di concorso in frode sportiva per l'assegnazione dei direttori di gara in quattro partite della scorsa stagione, compresa Torino-Inter del 26 aprile.
Al centro del fascicolo c'era il sospetto che le scelte arbitrali per alcuni incontri dell'Inter non fossero neutre, ma condizionate dal gradimento o meno che il club nerazzurro esprimeva nei confronti di determinati fischietti. Un'ipotesi costruita in gran parte su intercettazioni telefoniche, dalle quali sarebbe emerso che Rocchi effettuava periodicamente delle verifiche informali sull'accettabilità di alcuni nomi prima di ufficializzare le designazioni. Dopo aver analizzato l'intero materiale raccolto - testimonianze, interrogatori e trascrizioni - i magistrati sono giunti alla conclusione che non vi siano elementi sufficienti a sostenere un'accusa in giudizio: nessun sistema illecito, nessuna combine organizzata.
Il fascicolo, va ricordato, non riguardava soltanto Rocchi: gli inquirenti avevano ipotizzato un concorso con “esponenti della società sportiva Inter”, mai identificati con nome e cognome, il che di fatto ha impedito l'apertura di una posizione autonoma a carico di dirigenti del club.
Proprio l'assenza di indagati riconducibili all'Inter è stato uno degli elementi che ha pesato nella valutazione finale della Procura, orientata a ritenere il quadro probatorio troppo debole per reggere un processo con ragionevoli probabilità di condanna. Pur chiudendo la partita sul piano penale, i pubblici ministeri hanno scelto di non archiviare del tutto la vicenda: gli atti sono stati trasmessi alla giustizia sportiva e alla Procura Generale del Coni, che dovranno ora valutare in autonomia se dalle carte emergano eventuali violazioni disciplinari, un piano di giudizio distinto e con criteri meno stringenti rispetto a quello penale. Resta invece separato, e tutt'altro che concluso, il filone relativo alle presunte “bussate” alla sala Var di Lissone: per competenza territoriale, quella parte dell'inchiesta è stata trasferita alla Procura di Monza, dove Rocchi risulta tuttora indagato.
Va premesso che quanto segue riguarda ricostruzioni giornalistiche su dinamiche interne all'ufficio inquirente, non confermate da alcun comunicato ufficiale della Procura, che si è limitata ad annunciare la richiesta di archiviazione. Fatta questa premessa, prima di arrivare alla richiesta ufficiale la definizione del fascicolo non sarebbe stata lineare. Secondo quanto ricostruito da diverse testate che si occupano di cronaca giudiziaria e sportiva, negli ultimi giorni si sarebbe registrato un confronto acceso all'interno della Procura milanese tra il pm titolare dell'indagine, Maurizio Ascione, e i vertici dell'ufficio. Ascione, che ha coordinato le indagini fin dall'apertura del fascicolo nell'ottobre 2024, secondo quanto riportato sarebbe stato inizialmente orientato a sostenere la tenuta di un'ipotesi accusatoria più solida, mentre il procuratore capo Marcello Viola e il procuratore aggiunto Paolo Ielo avrebbero valutato il materiale raccolto come non sufficiente a giustificare una richiesta di rinvio a giudizio. Il trasferimento di Ascione alla Procura Europea, coincidente con la fase conclusiva delle indagini, avrebbe reso necessario l'intervento diretto di Ielo per definire il fascicolo.
Le quattro gare al centro dell'ipotesi accusatoria, secondo quanto riportato da più fonti, sarebbero Bologna-Inter del 20 aprile 2025, la semifinale di Coppa Italia Inter-Milan di tre giorni dopo, Inter-Verona del 3 maggio 2025 e, infine, Torino-Inter del 26 aprile scorso. Su quest'ultima gara, ormai ininfluente ai fini della classifica, l'ipotesi accusatoria formulata dagli inquirenti - sulla base di intercettazioni successive all'autosospensione di Rocchi dall'incarico di designatore - riguardava un suo presunto intervento nella scelta dell'arbitro, che sarebbe stato individuato solo dopo un implicito assenso del club nerazzurro nei confronti di un direttore di gara in precedenza non gradito. Si tratta però proprio dell'ipotesi che i pm hanno ora ritenuto non sufficientemente sostenuta da elementi solidi, tanto da chiederne l'archiviazione.
Nel corso dell'inchiesta, Rocchi aveva inizialmente scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere quando convocato dai pm; in un secondo momento si è invece presentato a un nuovo interrogatorio, fornendo chiarimenti che, secondo alcune ricostruzioni, avrebbero contribuito a rivedere l'impianto accusatorio nei suoi confronti, con lo stralcio del capitolo relativo alle interferenze in sala Var, ritenuto penalmente irrilevante e per questo trasferito a Monza.
Nel fascicolo, secondo quanto emerso, resta aperta anche un'altra posizione - distinta da quella di Rocchi e non oggetto della richiesta di archiviazione - relativa a presunte dichiarazioni false su un diverso incontro di campionato. La richiesta di archiviazione dovrà ora essere vagliata da un giudice per le indagini preliminari, che potrà accoglierla oppure disporre approfondimenti supplementari. Nel frattempo, la vicenda si sposta su due binari paralleli: quello sportivo, con la Procura Federale e il Coni chiamati a stabilire se le condotte descritte configurino illeciti disciplinari pur in assenza di rilevanza penale; e quello, ancora aperto sul piano giudiziario ordinario, del filone Var ora in carico alla Procura di Monza.