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Lazio, rabbia e orgoglio in piazza. Bisignani superstar: “Azionariato popolare”
Un bagno di folla, di storia e di emozioni. Dal palco della manifestazione, con il Flaminio a fare da sfondo e il popolo laziale a riempire Piazzale Ankara, Luigi Bisignani ha regalato uno degli interventi più sentiti della giornata. Un discorso partito dai ricordi personali, quasi commossi: «Una grandissima emozione. La stessa che avevo quando a dieci anni facevo il raccattapalle nella Lazio di Juan Carlos Lorenzo, proprio qui in questo stadio Flaminio. E la stessa emozione del 2000, quando aspettavamo il risultato di Perugia». Un intreccio tra passato e presente, con un pensiero rivolto a chi è ancora tra noi e chi non c'è più. Bisignani ha lanciato un saluto a Sergio Cragnotti e ha dedicato un applauso a Sven-Göran Eriksson, «un uomo che ci ha fatto sognare e che oggi ci guarda dal cielo». Poi il senso profondo dell'appartenenza: «Essere laziali significa tramandare una fede da padre a figlio, nel mio caso da nonno».
Non è mancato un riferimento al lavoro portato avanti da Il Tempo: «Grazie al direttore Daniele Capezzone, che ci ha aiutato ad aprire le pagine di un giornale e a rompere quell'omertà che c'era verso il popolo laziale, che merita molto di più». Il cuore del suo intervento, però, è stato un appello al valore della protesta contro Claudio Lotito e al peso dei tifosi. «La politica non deve rimanere in silenzio, perché questo è un popolo che sta facendo, con grande signorilità e pacatezza, una protesta condivisibile. E non solo dai tifosi della Lazio: anche quelli del Torino hanno seguito il nostro esempio. Il pensiero va anche all'azionariato popolare come possibile soluzione».
Un messaggio che si è saldato con quello di Mauro Masi, presidente della Banca del Fucino, chiamato sul palco a spiegare quanto la pressione dei sostenitori possa incidere davvero. Masi ha centrato il punto con un ragionamento di natura economica. «I tifosi, sembra una banalità dirlo, ma sono la ricchezza fondamentale di una società di calcio, anche dal punto di vista economico. Voi, noi tutti, siamo il vero patrimonio della Lazio». Un valore, ha spiegato, che nessun bilancio potrà mai quantificare: «Quando nel '96 fu approvata la legge che permetteva alle società di calcio di quotarsi in borsa, in molti pensarono fosse una cavolata. Perché il vero patrimonio di un club non potrà mai essere quantificato in termini economici: è un valore immateriale, sono i tifosi, è la loro passione». E il segnale lanciato in questi mesi, ha sottolineato Masi, ha superato i confini nazionali: «Siete seguiti come esempio a livello internazionale. La CNN, la grande emittente americana, si sta occupando della protesta civile dei tifosi della Lazio».
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Dal tema della protesta a quello, inevitabile, della cessione. Masi ha aperto uno scenario concreto: «Il mondo dei fondi guarda con grande interesse al calcio italiano, e logicamente ci può essere grande interesse per la Lazio, che è a Roma, con tutto quello che questo può significare per un grande fondo. Il problema è che la Lazio deve tornare appetibile. E lo è, perché ci siete voi: un grande pubblico, in una grande città». In chiusura, un passaggio sulla forza della narrazione mediatica, tema sul quale Bisignani ha rivendicato il lavoro fatto: «Con un giornale come Il Tempo siamo riusciti a creare un grande moto d'affetto, non solo tra i laziali ma anche con la stampa nazionale e internazionale. La forza mediatica è formidabile». Una piazza che non arretra. E che dal palco del Flaminio ha ribadito, ancora una volta, di sentirsi l'unico, vero patrimonio della Lazio.