AGORA' LAZIO

Azionariato popolare, oggi tanti laziali in piazza. E Bisgnani lancia un'ipotesi affascinante

Caro Direttore, noi tifosi della Lazio, ispirandoci a quelli del Bayern, del Real Madrid e del Barcellona, vogliamo far sentire la nostra voce nelle strade di Roma, nel silenzio dello stadio e anche dentro la Società. Serve una presenza civile, vigile, organizzata. Una sentinella permanente sui bilanci, sulle assemblee, sulle operazioni rilevanti, sulla governance e su tutto ciò che riguarda il futuro della Lazio.


La parola è semplice: azionariato popolare. La marcia di oggi, organizzata dal tifo organizzato, sarà ancora più importante se saprà lasciare qualcosa di concreto. La protesta pacifica e spettacolare può diventare proposta. La rabbia, progetto. Il dissenso, partecipazione. Da semplice raccattapalle della Lazio degli anni Settanta, che poi ha avuto la fortuna di studiare economia, scrivere libri e articoli, frequentare i palazzi del potere e conoscere centinaia di laziali di ogni estrazione sociale, mi permetto di avanzare un’idea. Un contributo al dibattito sul futuro della nostra squadra.

  


Negli ultimi mesi, e ancora di più dopo la vicenda Reggina, letta da molti come un’operazione più politica che sportiva, proprio mentre il mercato della Lazio resta vincolato, tanti tifosi si sono chiesti come trasformare il malessere in una presenza stabile. La Lazio, essendo quotata in borsa, offre una strada concreta. Ogni tifoso potrebbe acquistare azioni a proprio nome, restando proprietario dei propri titoli, e poi aderire a un'associazione, a un patto tra piccoli azionisti e o a un vincolo costruito con tutte le garanzie legali necessarie.

I numeri spiegano la forza dell'idea. Con 10 euro si compie un gesto simbolico. Con 100 euro si comincia a costruire qualcosa di serio. Trentamila tifosi disposti a investire 100 euro ciascuno genererebbero circa 3 milioni di euro. Ai prezzi attuali del titolo, una cifra del genere potrebbe forse superare il 2,5% del capitale della S.S. Lazio, soglia che sembrerebbe consentire di esercitare prerogative assembleari vere. 

Il capitale della Lazio è diviso in 67.738.911 azioni. II 2,5% equivale a circa 1.693.473 azioni. Faccio solo un'ipotesi: con il titolo intorno a 1,50 euro, l'ordine di grandezza è chiaro: servono circa 2,6 milioni; meglio ragionare su 3 milioni per tener conto della scarsa liquidità del titolo, delle commissioni e del possibile aumento del prezzo medio durante gli acquisti. 

A quel punto i tifosi diventerebbero piccoli azionisti organizzati. Potrebbero partecipare alle assemblee, presentare domande, vigilare sui bilanci, chiedere chiarezza sulle operazioni rilevanti e, raggiunte le soglie previste dalla legge, incidere anche sull’ordine del giorno. Una volta costruita la base, gli aderenti potrebbero scegliere un grande avvocato laziale, di riconosciuta competenza e credibilità, al quale affidare le deleghe in assemblea. Una figura autorevole, capace di rappresentare migliaia di piccoli azionisti con fermezza, misura e preparazione.


Attraverso questo giornale potrebbero farsi avanti professionisti, banchieri, avvocati, commercialisti e imprenditori laziali disposti a mettere la propria esperienza al servizio della comunità biancoceleste. Saranno poi i tifosi-azionisti a decidere a chi affidare questo compito. Il resto d’Europa racconta da tempo una storia diversa. Barcellona e Real Madrid vivono ancora del rapporto con i loro soci. In Germania il modello del 50+1 tutela il legame tra club e comunità. In Inghilterra i «Supporters Trust» hanno avuto un ruolo importante nella difesa di molte società.

Modelli diversi dalla Lazio, certo, ma tutti fondati su un principio: i tifosi sono parte dell’identità del club. Anche in Italia qualcosa si è mosso: Ancona, Modena, Mantova, Taranto con la Fondazione Taras, San Benedetto del Tronto con «Noi Samb». E poi Interspac, il progetto promosso da Carlo Cottarelli, che, pur senza trasformarsi in acquisizione, ha dimostrato l’esistenza di una domanda reale di partecipazione. L’azionariato popolare continua a fare paura perché mette in discussione l’idea del presidente-padrone. Non sorprende che Claudio Lotito sia stato tra i più duri oppositori della proposta di legge sulla partecipazione dei tifosi, oggi ferma al Senato. I presidenti passano. I fondi comprano e vendono. I manager cambiano. I tifosi restano.


Perché, come detto in precedenza, la Lazio è una comunità, una storia, un’appartenenza. Se la protesta di oggi saprà trasformarsi in progetto, il popolo laziale avrà dimostrato di voler partecipare, vigilare e custodire il futuro della propria squadra.
Sarebbe un segnale nuovo per tutto il calcio italiano.