Mondiali

Mondiali, stampa brasiliana all'attacco di Ancelotti: i casi Endrick e Neymar

Luca De Lellis

Se dopo aver (ri)allenato il Real Madrid passi a guidare il Brasile durante un campionato del mondo, allora con il concetto di pressione non devi averci fatto il callo, ma un patto di sangue. La terapia? Lunghe sedute di meditazioni zen e di masticazioni veementi di chewing-gum nei novanta minuti. Sì, perché i primi vissuti in questo Mondiale americano non sono certo stati i più esaltanti della pluridecorata carriera da allenatore di Carlo Ancelotti. Un mesto pareggio contro il Marocco nella gara d'esordio disputata in New Jersey: intendiamoci, la squadra africana è semifinalista della scorsa edizione in Qatar e campione d'Africa, seppur in maniera discutibile. Ma quello che non è stato affatto digerito dalla stampa brasiliana è stato l'atteggiamento in campo degli uomini di Carletto, che hanno di fatto regalato agli avversari il primo tempo. Sotto proverbiale accusa sono finite le scelte di formazione del Ct della Seleçao, reo in particolare di non aver concesso neppure un minuto al talento del Lione, Endrick, nel ruolo di punta centrale. Il dramma attaccante affligge i verdeoro dai tempi di Ronaldo "il Fenomeno" e "l'Imperatore" Adriano, non a caso la finale manca da 24 anni e anche in Copa America i cugini argentini hanno trionfato nelle ultime due edizioni.

E se Ancelotti, dall'alto della sua esperienza invoca "calma" ripetendo a mo' di mantra che "un Mondiale non si vince alla prima giornata", quel mix ubriacante di entusiasmo e aspettative eccessive che sempre investono il Paese alla vigilia della competizione sembra essere già acqua passata. Siamo già in clima di tempesta e di processo alle intenzioni, tanto che l'ex portiere della Roma Alisson Becker ha fatto sapere che al tecnico detentore del record di Champions League vinte "non è piaciuto nulla" dell'esordio dei suoi al Al MetLife Stadium di East Rutherford. Sul banco degli imputati della stampa brasiliana sono finite le prestazioni di alcuni giocatori su tutti: Casemiro, centrocampista vecchio pupillo ai tempi del Real Madrid - ormai considerato in fase calante -, Paquetà, apparso corpo avulso dagli schemi e preferito a esterni di maggior passo, e Igor Thiago, attaccante da 22 gol in Premier League con il Brentford che ha steccato la prima da titolare. Nella discussa conferenza stampa post Marocco Ancelotti ha glissato alla domanda di un giornalista sul mancato impiego di Endrick, prima di prendersela con la FIFA per la "mancanza di rispetto" di aver organizzato la conferenza in un luogo inadatto ad ospitarla. 

  

Intanto, come se non bastasse il quadro già deprimente illustrato, Carletto in vista della prossima gara del girone con Haiti - il Brasile è chiamato a vincere con tanti gol per assumere un vantaggio nella corsa al primo posto del gruppo C - si ritroverà con ogni probabilità a gestire anche il caso Neymar. Come riportato dalla Gazzetta dello Sport, in base alle indiscrezioni di Lauro Jardim, giornalista di O Globo, la convocazione di Neymar, ancora alle prese con l'infortunio al polpaccio, sarebbe stata voluta dai piani alti. In particolare Francisco Mendes, figlio del ministro della Corte Suprema Gilmar Mendes, avrebbe confidato ai suoi collaboratori di aver influito nella chiamata di Neymar. Una selezione che era stata celebrata come una festa in patria e che ora, però, può rivelarsi un boomerang in grado di crepare gli equilibri di uno spogliatoio apparso già fragile. Nella storia forse nessuno come Ancelotti si è rivelato capace di gestire una rosa di calciatori. Ma questa sfida sembra un Everest anche per uno come lui.