Piazza della libertà

Agorà Lazio, domande al presidente Claudio Lotito

Luigi Salomone

Quali investimenti servono per trasformare Roma in ricavi? Caro presidente, due settimane dopo siamo al punto di partenza. Nessun passo avanti, anzi solo indietro. La lettera di Luigi Bisignani è servita a svegliare vip e politici laziali dalla depressione in cui erano piombati dopo un’altra stagione deludente; il dibattito aperto da «Il Tempo» ha fatto capire che ormai la quasi totalità della tifoseria, non più una sparuta minoranza per usare una definizione a lei cara, non riesce più a comprendere le sue strategie e mal sopporta le sue discutibili esternazioni.
Le dieci domande di Bisignani che pubblichiamo di nuovo qui a fianco, non hanno avuto risposta se non un lungo articolo boomerang che non ha fatto altro che far crescere il livore dei laziali per una gestione che sta mostrando pericolose crepe. Tanta «fuffa», altro che solide realtà come ha sempre detto di vendere. La prima sentenza sui conti della nuova commissione governativa ha riportato tutti sulla terra ma sembra che solo lei non riesca a prenderne coscienza. Il famigerato CLA, acronimo del costo del lavoro allargato, il nuovo parametro imposto ma anche diminutivo del suo nome per uno strano scherzo del destino, ha colpito nel segno delle flebili speranze annunciando che il peggio debba ancora venire. L’altra sera quando è arrivato il comunicato del suo club che confermava il mercato a saldo zero, a qualsiasi tifoso sono tornati in mente i proclami di gloria e quella voglia di ribadire in ogni occasione di essere il più bravo di tutti in materia economica. Una nota criptica, quasi non si volesse prendere coscienza della situazione attuale che sta diventando preoccupante. E questo, a prescindere dal possibile suo intervento che, come prevedono le nuove norme della Federcalcio, può sistemare la situazione. Nei prossimi giorni potrebbe, il dubitativo è giustificato da un passato senza precedenti positivi in questo senso, attingere agli utili oppure fare un mini aumento di capitale per risanare eventuali o successive perdite a bilancio, così come è stato fatto da altre società che non sono riuscite a rientrare nei parametri della Figc.

Ripetiamo, sarebbe il minimo sindacale sbloccare il mercato che, pure qualora fosse senza alcun vincolo, non sposta quanto riassunto dalle domande che le stanno ponendo tutti i tifosi. Che intende fare della Lazio? Che futuro c’è all’orizzonte senza investimenti reali? Si può anche riuscire a tamponare la situazione oppure a rinviarla di qualche mese ma, senza visione, il domani sarà sempre uguale a un passato dove ha sempre mancato l’appuntamento con l’agognato salto di qualità. Lei vuole rilanciare facendo promesse ma senza spiegare le coperture finanziarie che sono l’essenza dell’imprenditoria moderna. Le idee non bastano più, il mondo è andato avanti; i milioni del Nasdaq, il progetto del Flaminio di cui ancora non è noto il finanziamento, sono sogni bellissimi ma, per ora, è solo arrivata la doccia gelata sul mercato che ha alimentato dubbi più che legittimi. Continuare ad arroccarsi sulle sue posizioni senza aprirsi al mondo ha solo contribuito a ghettizzare la Lazio, a renderla a sua immagine e somiglianza tanto che ora i tifosi la vivono quasi fosse la «lotitese». Presidente, ormai non è più il momento di parole e proclami, è quello dei fatti perché, andando avanti così, rischia di rendere ancora più complicato il rapporto con i tifosi già ridotto ai minimi termini. Aspettiamo le risposte alle domande, le aspettano i tifosi per far capire che, anche per lei, c’è un bene supremo che conta più di tutto anche del proprio smisurato ego: la Lazio.