INTERVISTA AL GRANDE EX
Gregucci: Lazio rialzati in fretta per il derby
All'indomani della finale di Coppa Italia persa contro l'Inter, Angelo Adamo Gregucci, ci ha aiutato nell'analizzare i motivi che hanno portato a una stagione così negativa. Secondo l'ex difensore, che ha vestito la maglia della Lazio per sette stagioni, la priorità è riallacciare il rapporti tra società e tifosi.
Qual è stato il momento in cui si è capito che questa stagione non si sarebbe rimessa in piedi?<QA0>
«Partire con un blocco di mercato non è mai il modo migliore per pianificare una stagione. Più che un presentimento, però, il mio è un augurio: spero che la proprietà e il proprio popolo si ritrovino, quantomeno si incontrino e si parlino. Non si può pianificare una stagione sportiva senza l'intera tifoseria. È questo, a oggi, lo strappo più profondo».
Dalla serata di mercoledì si può salvare qualcosa?<QA0>
«Tecnicamente è stato difficile, perché si è manifestato il dominio dell'Inter, che ha evidenziato la forbice che ci separa. Ma le cose positive ci sono: quando la Lazio si gioca certe serate, l'atmosfera dello stadio è fantastica, e i suoi tifosi sono unici. E poi c'è stato il momento di Pedro, un grandissimo campione che si è andato a prendere il rispetto e l'ammirazione del pubblico. Vedere un professionista a quel livello emozionarsi così tanto ha fatto bene anche a me».
Quindi la Lazio deve ripartire dai suoi tifosi.
[«Non possiamo illudere nessuno, ma un passaggio fondamentale è trovare compattezza. Serve un incontro tra proprietà e popolo, non per risolvere subito i problemi, ma almeno per parlarsi. E va fatto nel più breve tempo possibile».
Al derby non ci sarà rappresentanza di tifo allo stadio. Che cosa ne pensa?
«Non è una bella cosa, ma non me la sento di dare ragione a qualcuno: analizzo il senso di spaccatura, non mi ergo a professore. Da un lato non si può pretendere che i tifosi manifestino sempre la propria fede; dall'altro c'è una società che deve a farli tornare a sognare campionati importanti, perché la possibilità c'è. L'abbiamo dimostrato anche in una stagione difficile come questa: mercoledì ci siamo giocati un trofeo».
Contro l’Inter si poteva fare di più?
«La Lazio è stata condizionata dagli episodi del primo tempo, una deviazione fortuita e un errore. Però abbiamo avuto un atteggiamento troppo passivo, abbiamo aspettato troppo una squadra che ci aveva già battuto 3-0 quattro giorni prima. Qualcuno dirà che andando a prenderli alti avremmo lasciato spazi, e all'Inter gli spazi sono letali. Probabilmente il risultato non sarebbe cambiato, ma forse ci saremmo rappresentati meglio».
Sarri ha parlato di un morale molto basso. C'è il rischio che la squadra arrivi scarica al derby?<QA0>
«Il contraccolpo psicologico c'è e va assorbito. Ma il derby riaccende nuove emozioni: le motivazioni non mancheranno, perché in città qualcuno te lo ricorda sempre. Va affrontato con grande agonismo e senso di appartenenza, mettendo in campo tutto. Anche la Roma non è una corazzata, ma è una squadra con valori e motivazioni, perché le si è aperto uno spiraglio per la Champions».
Il prossimo anno è il caso di ripartire da Sarri?
È lo stesso discorso che vale per proprietà e tifosi. Maurizio ha un contratto, è un professionista stimatissimo e ha dimostrato un grande attaccamento ai colori, rappresentati anche davanti al presidente della Repubblica con un intervento significativo. Però proprietà e allenatore si devono sedere e parlare di dove e come andare avanti. Se c'è la volontà condivisa, bisogna proseguire. Ma in maniera condivisa: se l'allenatore va in una direzione e la società in un'altra, non funziona>.