NUMERI FLOP
Il mal d'attacco condanna la Lazio
Cercasi centravanti disperatamente: Sarri è alle prese col vecchio problema, irrisolto dall’inizio di questa tormentata stagione, il gol. La sua Lazio segna poco e, soprattutto, ha numeri da squadra che lotta per la retrocessione riguardo alle reti segnate. Lo stesso allenatore ha ammesso nella pancia del Franchi, dopo l’undicesima sconfitta in campionato, che non è riuscito a correggere il vizio strutturale della sua creatura. «Il mancato attacco dell’area di rigore è un problema che abbiamo avuto per tutto l’anno. È una caratteristica che ci manca un po’. Anche contro la Fiorentina, quando siamo riusciti a saltare un uomo, raramente eravamo accompagnati per produrre qualcosa di diverso», l’analisi del tecnico toscano che ha puntato da subito sulla tenuta difensiva per limitare i danni in campionato.
Come detto, le statistiche condannano la sua Lazio: al momento i biancocelesti hanno il quattordicesimo attacco con trentadue reti ma sono addirittura ultimi con il Lecce per i gol realizzati in trasferta (solo dieci, con dieci gare fuoricasa su sedici a secco). Preoccupa il dato che su 32 gare, in quindici occasioni la squadra sia rimasta a digiuno. Per non parlare del cannoniere di squadra, in questo campionato da libro degli orrori, in testa c’è Isaksen con quattro gol seguito da Noslin, Zaccagni (una rete decisivo anche contro il<ET>Milan in Coppa Italia), Pedro, Cataldi, Cancellieri e Taylor con tre. Per quanto riguarda la punta centrale schierata da Sarri da agosto in poi c’è da piangere: due reti di Castellanos, una di Dia (gli andrebbe aggiunta quella contro l’Atalanta in coppa), una di Maldini mentre Ratkov che, finora, ha avuto un minutaggio limitato ,non si è ancora sbloccato. Cambiano gli uomini ma non sistema di gioco, tutti i centravanti hanno fatto cilecca tanto che è scattato l’allarme in vista della sfida di mercoledì prossimo a Bergamo, la partita che rappresenta l’ultima possibilità di provare a salvare un’annata da dimenticare per tanti aspetti, anche quello ambientale. Il rapporto con la maggioranza della tifoseria è ormai ai minimi termini e non si vede la luce in fondo al tunnel in cui il club si è infilato dallo scorso giugno col blocco del mercato e una comunicazione troppo aggressiva nei riguardi di quelli che sono da sempre i finanziatori principali della Lazio.
Tant’è, con Maldini in dubbio (può recuperare ma non sarà al meglio), Ratkov ancora troppo acerbo per il tecnico, Dia intristito da un ruolo che è riuscito a interpretare bene solo insieme a Castellanos nell’interregno di Baroni, Noslin raramente decisivo in quella posizione mentre qualche segnale positivo l’ha dato partendo dall’esterno, Sarri è alle prese col rebus della punta centrale da schierare tra sette giorni contro la squadra di Palladino. E la sensazione, ormai diffusa che, pur scambiando l’ordine dei fattori, il risultato non cambi. A meno di clamorose invenzioni al momento imprevedibili, tipo lo spostamento di Pedro al centro in un ruolo che non riesce più a fare visti i 38 anni d’età, è una corsa tra cavalli zoppi, quasi una mano di «traversone» per prendersi la maglia da titolare per la sfida più importante di questo finale di stagione. Ancora qualche giorno per la decisione di Sarri, prima c’è Napoli, ma la testa di tutti i laziali è solo a Bergamo.