diagnosi del malato

Figc, l’attacco di Gravina: il calcio italiano è paralizzato da interessi di Leghe e club

Paolo Dani

Dodici pagine circostanziate, sintesi di otto anni di lavoro, per una diagnosi completa su un calcio italiano malato che da decenni non riesce a guarire. Il presidente dimissionario della Figc, Gabriele Gravina come ultimo gesto di responsabilità verso un intero sistema da rifondare, affida ad un documento - ora che la terza mancata qualificazione dell'Italia al Mondiale ha prodotto un terremoto che ha travolto il vertice federale - la sua analisi e le possibili soluzioni per una ripresa del movimento. Lo fa attraverso uno studio molto dettagliato, nel giorno della mancata audizione alla VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati che lo aveva convocato per chiedergli conto dello stato di salute del calcio italiano, appuntamento poi cancellato dopo il flop in Bosnia.

Gravina nella sua disamina parte da un principio che suona come un attacco ben preciso, ovvero che l'intero sistema è "ingessato" da interessi di singole componenti ("Se vogliamo il bene del calcio italiano, in quanto movimento sportivo nel suo complesso, è necessario fare chiarezza sulle reali competenze della Federazione, delle Leghe, quindi dei Club, e delle istituzioni"), e che i problemi del movimento non si risolvono con le sue dimissioni ("lo Statuto federale prevede che io resti in prorogatio per l'ordinaria amministrazione fino al 22 giugno, data in cui è già stata convocata l'Assemblea Straordinaria Elettiva"). Per il presidente uscente "serve un passo avanti delle componenti con il supporto del governo" sottolineando le varie criticità: "la Serie A è tra i campionati più vecchi con pochi italiani e giovani", c'è un sistema economicamente insostenibile ("il calcio professionistico italiano perde ancora oltre 730 milioni di euro all'anno") con un gap nelle infrastrutture allarmante e "un'area del professionismo ipertrofica". Gravina sottolinea che nel calcio italiano c'è dunque "una cronica incapacità di fare sistema" e nessuna collaborazione, anche qui di 'sistema', "per il calendario intasato, che tenga conto anche delle esigenze della Nazionale". Tra le proposte messe sul tavolo da Gravina in questa sua analisi il gettito scommesse e il tax credit modello cinema facendo poi riferimento a cosa il calcio italiano ha chiesto nel tempo alla "politica" (lui stesso ha attraversato quattro governi dal Conte I e II, a Draghi fino ad arrivare a Meloni), appelli che raramente si sono tramutate in aiuti concreti o semplicemente strumenti per crescere e competere.

  

Gravina non si risparmia sottolineando come "troppe imprecisioni, se non addirittura vere e proprie falsità, infatti, alimentano la ricerca di colpevoli a tutti i costi, ma soprattutto la diffusione di convinzioni errate". Una distribuzione di colpe dunque anche istituzionali, a partire dall'abolizione del vincolo sportivo "che ha prodotto effetti devastanti". Il suo affondo arriva nei giorni in cui si apre la corsa per la sua successione che vede Giovanni Malagò in pole. Il ministro Abodi che con il suo intervento post eliminazione, ha accelerato il processo di rivoluzione, non esclude ancora del tutto l'ipotesi commissariamento. "È una facoltà che è nelle disponibilità del presidente del Coni, quindi sarà il Coni stesso a valutare se ci sono i presupposti. C'è una data per le elezioni, io ho i miei convincimenti. Non mi interessa tanto chi sarà il presidente, ma che sia in grado di fare ciò che non è stato fatto con il 98% del consenso", ha dichiarato Abodi che sulla ipotesi Malagò presidente non si sbilancia ("Ci sentiamo costantemente, abbiamo responsabilità comuni. Le scelte della Figc dipendono dalle componenti") così come sul ritorno di Antonio Conte sulla panchina azzurra ("grande allenatore, spetta a Napoli e Figc valutare"). Il futuro dipenderà anche da come si muoverà la Lega Serie A presieduta da Ezio Simonelli, partendo proprio dal nome da 'spingere' per guidare la Figc. "Parliamo di programmi piuttosto che di persone da indicare - ha sottolineato il ministro -. Quello che deciderà l'assemblea di Lega è sovrano e vale anche per le altre componenti". Componenti travolte dal gioco di regole, veti e difesa dei propri interessi che per Gravina ha finito per paralizzare il sistema. E restare senza Mondiali per tre edizioni consecutive.