PERSONAGGIO
Lazio, gli ultimi due mesi di Pedro
Ancora nove partite sicure, forse dieci se si arriverà in finale di Coppa Italia. Pedro sogna un passo d’addio da fuoriclasse, un saluto degno di un campione della sua classe. Non è riuscito nei suoi cinque anni alla Lazio a vincere un trofeo ma ha raggiunto domenica scorsa le 200 presenze con l’aquila sul petto: ora vuole trascinare la sua squadra a Bergamo il 22 aprile. I suoi numeri anche in questa ultima stagione sono importanti: 24 partite, tra campionato e coppa nazionale, oltre 700 minuti giocati (solo in sei occasioni è partito dall’inizio). Tre gol e un assist, due rigori decisivi segnati con la solita freddezza contro Torino e Fiorentina che sono valsi due pareggi in extremis. Certo, la sua annata migliore rimarrà quella con Baroni, 14 gol (sono 37 quelli totali nella Capitale) dei quali 10 in campionato e 4 in Europa League. Un rendimento da «giovane» talento nonostante i 38 anni compiuti a luglio. Pur con l’anagrafe nemica, ha sempre mostrato una vivacità in campo degna di un ventenne, puntuale negli allenamenti e nel guidare il gruppo. Quando era arrivato nell’estate del 2021, peraltro dalla Roma dopo il litigio con Mourinho, nemmeno il tifoso più ottimista poteva pensare a un rendimento così continuo e soprattutto a una permanenza a Formello così lunga. Un colpo a parametro zero sottovalutato in quel momento, ma che ha dato lustro alla Lazio in tutte queste stagioni da vero leader. Tant’è, Pedro si prepara alle ultime gare in maglia biancoceleste con la consueta professionalità tirando il resto del gruppo poi a fine maggio sarà separazione. Il contratto scade, c’è la possibilità che smetta ma ci sono offerte dagli Usa o un romantico ritorno a casa nella sua Tenerife dove è nato e ha tirato i primi calci a un pallone. Il richiamo del cuore potrebbe prevalere, ancora pochi mesi è il futuro sarà più chiaro. Peccato che l’ipotesi di un ingresso nello staff di Sarri, visto che nelle sue intenzioni c’è la voglia di diventare allenatore, è stata abortita. Sarebbe bello vedere ancora «mister 25 titoli» (tanti sono i trofei vinti tra club e nazionale spagnola in carriera) con la maglia biancoceleste ma ormai le speranze sono davvero ridotte.
Intanto c’è attesa per il nuovo controllo a cui si sottoporrà Zaccagni all’inizio della prossima settimana. Solo allora si chiarirà l’esatta entità della lesione al quadricipite destro che mette in dubbio la sua presenza anche per la semifinale di Bergamo del 22 aprile. Il capitano incrocia le dita ed è pronto a fare di tutto per essere a disposizione di Sarri per quella data, magari con una possibile convocazione a Napoli quattro giorni prima dell’impegno più importante che aspetta la Lazio da qui al termine della stagione. Ieri alla ripresa seduta di allenamento senza i nove nazionali, si va avanti a ritmo blando perché il gruppo ha bisogno di riposo. Gila, Basic e Cataldi dovrebbero essere pronti al rientro per la gara di sabato 4 aprile contro il Parma ma saranno monitorati in questi giorni. Sempre con la testa alla semifinale di coppa.