RIVOLUZIONE TATTICA
Lazio, è nato il sarrismo 2.0
La rinascita del sarrismo stavolta rivisto e corretto. Tre vittorie consecutive, ottavo posto in classifica e confortanti segnali di crescita con una Lazio diversa da quella vista nella precedente edizione del tecnico toscano a Formello. Quella squadra era tutta palleggio e possesso palla, mai una ripartenza, si doveva arrivare in porta tramite il fraseggio spesso in orizzontale. C’erano Milinkovic, Luis Alberto e Felipe Anderson bravi a trovare giocate geniali col pallone tra i piedi. Ora stravolgimento totale e non si può negare che il grande merito sia di un allenatore considerato integralista fino a qualche mese fa.
Invece, Sarri ha saputo capire il momento difficile di un ambiente dilaniato da una lunga lotta intestina e ha cambiato il suo spartito. Per carità, sempre 4-3-3, quello rimane un dogma inderogabile, però la tattica è completamente diversa. Siamo all’alba di un sarrismo 2.0: l’attenzione maniacale alla linea difensiva non è cambiata ma c’è una verticalità nel gioco che non si era mai vista prima. La svolta a Marassi contro il Genoa, un po’ per necessità un po’ per scelta, la Lazio vinse 3-0 affidandosi ai contropiedi di Cancellieri e Castellanos. Sì, proprio quella parola infamante per i profeti del calcio moderno, il «contropiede» rivisitato e corretto da Sarri.
Così è stato battuto il Milan, con i lanci, vietati in passato, dei difensori o addirittura col rinvio del portiere per le accelerazioni di Isaksen e Maldini, stessa strategia a Bologna con Noslin, Dia e Taylor. Cambiano gli uomini, non la voglia di ripartire e colpire di rimessa gli avversari. Certo, essere il dodicesimo attacco del campionato non è un buon segnale ma bisogna ricordare che la Lazio ha la sesta difesa della Serie A con 28 rete incassate. In più sono quattordici le gare in cui Provedel e ora il giovane Motta (le ultime due) hanno tenuto la porta inviolata a confermare una solidità ritrovata che deve essere fondamentale anche il 22 aprile quando la squadra sarà chiamata all’impresa per conquistare a Bergamo contro l’Atalanta la finale di Coppa Italia. Gila-Romagnoli è la coppia più affidabile, la crescita di Provstgaard è costante così come i progressi di Tavares, seppure con qualche inevitabile distrazione congenita. Sarri ha sicuramente avuto qualche caduta comunicativa nei riguardi del suo club ma sul campo ha dato il massimo e sta forgiando una Lazio diversa. Il ds Fabiani sta lavorando vicino al tecnico da mesi per tenere fuori i problemi ambientali dal gruppo squadra, c’è un buon feeling tra i due. Meno con il presidente Lotito e bisogna ritrovare la sintonia giusta per andare avanti insieme come recita il contratto fino a giugno del 2028. I nodi restano tanti, dalla disponibilità economica al programma di rilancio su cui Sarri vuole avere più voce in capitolo. Il club ha bisogno di lui in panchina ma è corteggiato da Fiorentina e Bologna. Lotito faccia presto, è necessario un chiarimento totale per non perdere un uomo che può rappresentare il punto di ripartenza, peraltro ben voluto dalla maggioranza dei suoi contestatori. Qualsiasi altra mossa sarebbe un’altra perla del tafazismo cosmico di questa stagione.