stadio olimpico esaurito

Per De Rossi è il giorno dell'addio

Alessandro Austini

In lacrime per te. Due anni dopo, ci risiamo: il popolo romanista piange l’addio di una bandiera, da Totti a De Rossi l’emozione non cambia e si chiude definitivamente un’era. Stavolta fa ancora più male. Perché la storia giallorossa del biondo di Ostia si chiude in modo crudele, senza il necessario preavviso, un distacco che certifica la distanza tra la Roma di oggi e il sentimento popolare. Due mondi che parlano lingue diverse e non si capiranno mai, al di là di chi abbia ragione e chi torto. E lo strappo finale della società su De Rossi non fa altro che acuire la rabbia. «Mai come in questi giorni vi ho visto uniti per qualcosa», scrive il capitano nella commovente lettera consegnata al sito ufficiale del club. Un piccolo segnale di disgelo e un «arrivederci» finale che sa di promessa. Perché De Rossi tornerà in un’altra veste in un futuro indefinito, dopo aver giocato chissà dove e per quanto.  Stasera, intanto, saluta la sua Roma col cuore a pezzi e la chiara percezione di essere «cacciato» da casa sua perché non ritenuto più all’altezza di giocare. Un giorno che prima o poi doveva arrivare ma tutti, lui per primo, speravano fosse diverso. Nell’Olimpico pieno, con 63mila spettatori (rimessi in vendita ieri gli ultimi biglietti di tribuna, i cancelli aprono alle ore 18), la scenografia preparata dai ragazzi della Curva Sud, gli striscioni, i cori, i pianti, gli insulti e tutti i sentimenti possibili di questo mondo, alle 20.30 si gioca un altro Roma-Parma che entra nella storia come quello dell’ultimo scudetto. Il tricolore che De Rossi non è mai riuscito a vincere nelle 18 stagioni successive in cui ha vestito la maglia della prima squadra, una sorta di maledizione davvero immeritata e dura da accettare. Fascia da capitano al braccio, quella originale e chissenefrega delle multe, Daniele... SE VUOI CONTINUARE A LEGGERE CLICCA QUI