la panchina bianconera

L'addio alla Juve di Allegri: commozione e silenzio sul futuro

Davide Di Santo

Una decisione sofferta - la più sofferta - presa al momento giusto. Sempre per il bene della Juve, anche se questo sarà solo il futuro a dirlo. Andrea Agnelli congeda Massimiliano Allegri, l’uomo dei cinque Scudetti, in una conferenza stampa in cui più che le parole a parlare sono le emozioni, dell’uno e dell’altro, davanti alla squadra al completo (eccezion fatta per Khedira), seduta in prima fila per assistere in diretta al commiato del suo allenatore. Alla fine il più commosso è proprio il tecnico toscano, che prova a nascondersi dietro a qualche battuta («il pianto no, ho già dato» e «oggi le domande le fanno i giocatori?») ma non riesce a non far trasparire le sue sensazioni. La voce è spezzata, le interruzioni per sorseggiare un pò d’acqua e rimettere a posto i pensieri non si contano, i sospiri e le pause neanche. Sempre accompagnati dagli immancabili aneddoti sui cavalli, la sua grande passione. Il primo ricordo di Vinovo, dove venne contestato al suo arrivo, è legato «a un’emozione fantastica» perché in quell’ippodromo «il mio cavallo aveva vinto tre corse. La prima cosa che ho pensato è quella, e poi che avremmo fatto una grande stagione, la squadra era straordinaria». Di annate simili ne sono arrivate cinque, con altrettanti Scudetti e quattro coppe Italia. E Andrea Agnelli, che non si è sbottonato sul nome di colui che prenderà il posto di Allegri, ha voluto esordire proprio per omaggiare il lavoro dell’allenatore livornese. «Ha scritto da solo la storia della Juventus. Fino ad allora quando si parlava di cinque Scudetti consecutivi si parlava dalla Juve degli anni 30’. Questo Max l’ha fatto da solo», ha sottolineato il presidente, che ha ringraziato con un regalo speciale - una maglia bianconera con il numero 5 e la significativa scritta 'History Alone' - colui che è arrivato con il difficile compito di non far rimpiangere Antonio Conte e che nel frattempo in questi cinque anni è diventato «un amico sincero con cui potermi confrontare su tanti argomenti». Proprio per questo la decisione di separarsi da Allegri «è stata la più difficile da quando sono alla Juve». Scelta ardua ma necessaria, perché dopo l’eliminazione con l’Ajax «era arrivato il momento giusto per chiudere uno dei più straordinari cicli della storia della Juve». Nonostante al termine della gara di coppa con gli olandesi, almeno a parole, tutto lasciava presagire il contrario. «Al di là delle dietrologie c’è stato un percorso di un mese per capire che quanto dichiarato sull’onda di una certa emotività ci ha portato a pensare che questo era il momento giusto - ha spiegato - In assenza di elementi fattuali, abbiamo capito insieme che questo ciclo era meglio chiuderlo in questo modo, con un acuto, con un successo. Questo è frutto di una capacità di analisi di persone intelligenti che capiscono il momento di chiudere invece che trascinarsi avanti». Allegri, da gran signore come ha dimostrato di essere nel suo trascorso torinese, ha incassato con stile («Agnelli è straordinario, i nostri rapporti non cambiano») precisando comunque che a prevalere è stata la volontà del club e chiarendo come dietro l’addio non ci siano divergenze tecniche o economiche. «È stato fisiologico, non siamo neanche arrivati a quel punto», ha ammesso l’ex allenatore del Milan, intenzionato a festeggiare i traguardi raggiunti nell’ultima partita in casa, con l’Atalanta, quando verrà consegnata la coppa scudetto, e poi a prendersi un momento di pausa. «Magari mi fa anche bene, ho bisogno un po' di riposarmi - ha raccontato - Avrò la possibilità di dedicarmi un po' a me stesso, ai miei figli, alla mia compagna e a tutti quelli che mi sono vicini, come quella banda di scellerati dei miei amici che ogni tanto vanno guidati sennò fanno casino». Scanzonato e bonario fino in fondo, Max saluta la compagnia così. Tra gli applausi della squadra e la commozione sincera del suo presidente.