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Pugni, schiaffi e insulti nel nome di don Sturzo

Il segretario della Fondazione cacciato a forza

Pugni, schiaffi e insulti nel nome di don Sturzo

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Bilancio in rosso, dipendenti con lo stipendio a rischio da mesi, lettere anonime tese a screditare il lavoro del segretario generale e l’ultima riunione del consiglio di amministrazione che finisce con lo stesso segretario, Giuseppe Sangiorgi, apostrofato con parole irripetibili e costretto forzosamente a lasciare l’assise. Sbattuto fuori dalla porta con inevitabili dimissioni. Cosa sta succedendo all’Istituto Luigi Sturzo?

La fondazione con sede a Palazzo Baldassini in via delle Coppelle fu istituita il 25 novembre 1951 per operare nei diversi campi del sapere, dalla sociologia alla ricerca storica al diritto e all’economia, per contribuire alla formazione delle nuove classi dirigenti nell’immeditato dopoguerra sulla scia del vivace dibattito - fra i partiti e nel Parlamento - sui problemi della ricostruzione e dello sviluppo dell’Italia. Dopo la morte di Luigi Sturzo, avvenuta a Roma l’8 agosto 1959, si sono succeduti nella carica di presidente dell’Istituto: Salvatore Aldisio (1959 - 1964), Giuseppe Spataro (1964 - 1979), Gabriele De Rosa (1979 - 2007), Franco Nobili (2007 - 2008), Roberto Mazzotta (2009 - 2014) e Nicola Antonetti (2014 - in carica).

Proprio dopo l’elezione di Antonetti qualcosa si incrina negli equilibri interni. Alla carica di presidente ambivano infatti anche Andrea Bixio e Agostino Giovagnoli - vicino alla Comunità di Sant’Egidio - che, preso atto dell’elezione di Antonetti, puntano ora ad avere un loro uomo alla segreteria generale. Di qui la guerra interna con Sangiorgi nel centro del mirino. Sangiorgi, segretario generale dal marzo 2013 (in carica prima sotto la presidenza Mazzotta e confermato da Antonetti) ha però un curriculum inattaccabile. Giornalista, saggista e scrittore di libri su De Gasperi e sulla storia della Dc, è stato direttore de Il Popolo e de Il Domani d’Italia (rivista d’ispirazione cattolico popolare fondata nel 1922 da Francesco Luigi Ferrari e riportata alla luce nel 2011) che guida tutt’ora in edizione digitale, presidente e amministratore delegato dell’Istituto Luce. Perché dunque attaccarlo?

È lo stesso Sangiorgi in una lettera inviata il 20 marzo ai membri dell’assemblea dell’Istituto a spiegare l’accaduto parlando di «clima d’intimidazione»: «Nei consigli d’amministrazione che si sono succeduti dal 16 settembre scorso, mi si è detto che dovevo andarmene perché l’incarico di segretario andava attribuito ad altri in una logica spartitoria fra maggioranza e minoranza dell’assemblea. Che la mia presenza era la continuità con una tradizione culturale e politica da interrompere. Che non potevo interloquire nella gestione dell’Istituto perché ero un semplice impiegato. Sono stato allontanato dal consiglio senza venire richiamato per verbalizzare i lavori. Mi si è impedito minacciosamente di prendere la parola. Nella pavida acquiescenza di altri». Sangiorgi non ha replicato perché «nella casa di Sturzo non si alimenta la rissa».

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata versata il 18 marzo, quando il Cda doveva discutere e approvare la relazione del segretario generale sullo stato dell’Istituto e i piano di risanamento, sviluppo e rilancio in un periodo cruciale per lo Sturzo: quest’anno ricorre il centenario della vicepresidenza dell’Anci dello statista di Caltagirone, il prossimo anno il centenario della nascita di Aldo Moro e il Giubileo.

Nella relazione Sangiorgi parla di lettere anonime e dileggiamento del personale. Ma sciorina anche le cifre. I tagli operati dal ministero dei Beni Culturali, dell’Istruzione e dalla Regione Lazio hanno prodotto una situazione economica critica. L’ultimo bilancio in pareggio dell’Istituto Sturzo è stato quello del 2010. Nel bilancio 2011 si è registrato un passivo di 528.901,64 euro, nel 2012 un passivo di 1.746.543,67 euro, nel 2013 un passivo di 1.787.869,98 euro, nel 2014 un passivo di 1.113.338,41 euro. Il piano di risanamento ha prodotto nel 2013 la riduzione delle spese generali del 24% e nel 2014 del 28%. Ancora troppo poco. I dipendenti non prendono lo stipendio da sette mesi, nonostante il lavoro di digitalizzazione di importantissimi archivi storici vada avanti e siano stati avviati importanti progetti culturali già inseriti nel calendario del Mibact. E nonostante si cerchi di attingere a finanziamenti privati e ai fondi europei.

Il Piano straordinario di riorganizzazione che comprende anche la messa a reddito della sede di Palazzo Baldassini è pronto dal 2013, ma nessuno l’ha mai discusso né attuato. Possibile che in un periodo così denso di ricorrenze per il cattolicesimo politico e con l’elezione del popolare Sergio Mattarella (anche lui direttore de Il Popolo ) al Quirinale lo Sturzo debba essere abbandonato a beghe di potere?

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