Baci, carezze e occhi dolci Tre indizi contro il macho Ibra
Il sospetto è antico, diffuso, e precede l’insinuazione sul singolo giocatore. Quegli abbracci esagerati dopo un gol, le rischiose docce collettive nello spogliatoio, le stanze condivise nel ritiro. Però, diversamente che nella società civile, nell’ambiente del calcio non trovi neanche un gay dichiarato che è uno. Questioni di opportunità: il mito del machismo sportivo, la difficoltà di affrontare i lazzi della curva avversaria, eccetera. Tutti negano, anche di fronte agli identikit e agli elenchi di Cecchi Paone. Poi scatta il gesto ambiguo, la foto rubata, la "tenerezza" sospetta, e il gossip impazzisce: Zlatan Ibrahimovic, una moglie gnocchissima come Helena Seger, figli sparsi e una fama di insospettabile, almeno prima della paparazzata di lui e Piquè che si fanno le carezzine in un parcheggio. Lo svedese attaccò i maligni: «Portami tua sorella e vedi!». Lo spagnolo (marito di Shakira!) si arrampicò sugli specchi: «Era la penultima giornata della Liga, con quella foto volevano mettere in crisi il Barcellona». Vabbè. A quel punto Ibra torna al Milan e zacchete!, il teleobiettivo lo pesca mentre fa gli occhioni dolci ad Abate, tenendogli il viso fra le mani. Due indizi portano a una mezza certezza. E allora che accade? Che per rimettere in carreggiata l’immagine viene propalata la storiella che il Nostro avrebbe una duratura liaison clandestina con Sylvie Van Der Vaart, ormai ex consorte dell’odiato compagno di squadra dei tempi dell’Ajax. Sylvie e Zlatan avrebbero addirittura affittato un alcova segreto a Parigi, rivela un quotidiano olandese. Giubilo e sollievo, fino alla goffa controverità: «Ma quale Ibra! La Van Der Vaart è la donna di un miliardario francese!». Una copertura? Una falsa pista? Il bomber è gay o quantomeno bisessuale? L’ultimissima è quasi una prova. Nel bel mezzo di Paris Saint Germain-Nizza il suo marcatore, l’italoargentino Renato Civelli, invece di fermarlo con le cattive lo bacia languidamente sul collo. Il campione scandinavo ricambia con uno sguardo deliziato. Che dopo sia andato in gol non fa notizia: è sempre stato uno da temere, quando si mette in mutande.