Porte chiuse agli ultrà rossoblù

Genova, the day after. Dopo la follia sugli spalti di Marassi, sotto la Lanterna continuano a imperversare le polemiche. Le forze dell'ordine, operative da domenica sera, hanno identificato una ventina di persone, con undici provvedimenti di Daspo già eseguiti. I responsabili della sospensione della partita tra Genoa e Siena resteranno lontani dagli stadi italiani per lungo tempo, I provvedimenti, che stabiliscono l'interdizione dallo stadio per cinque anni, saranno con ogni probabilità  abbinati ad altre denunce e - una volta esaminati tutti i filmati - alla richiesta di eventuali misure di custodia cautelare nei confronti di chi ha commesso reati. Le violazioni sono state riscontrate grazie alle immagini delle telecamere di sicurezza a circuito chiuso dello stadio Marassi. Intanto arrivano le prime sanzioni per il club genoano. Il giudice sportivo ha chiuso lo stadio Marassi fino a fine campionato: la squadra rossoblù giocherà le ultime due sfide casalinghe contro Cagliari e Palermo a porte chiuse. «Il Genoa è oggettivamente responsabile del comportamento violento, aggressivo ed intimidatorio dei propri sostenitori - scrive il giudice sportivo Gianpaolo Tosel nel proprio dispositivo - la sanzione adottata dipende dalla particolare gravità di quanto accaduto e dalla concreta possibilità che nel corso delle residuali gare di questo campionato da disputarsi nello Stadio genoano si ricrei un intollerabile clima di violenza». La sanzione è stata mitigata per l'attività di concreta cooperazione con le forze dell'ordine svolta dai dirigenti rossoblù. La Procura della Figc ha inoltre aperto un'inchiesta sui tesserati del Genoa per la trattativa con gli ultrà relativa alle maglie. Dopo la sonante sconfitta casalinga rimediata contro il Siena la squadra si è trasferita alle porte di Milano. Esonerato l'allenatore Malesani, sostituito sulla panchina da Luigi De Canio. Ieri il tecnico ha condotto il primo allenamento sotto gli occhi del presidente Preziosi. Squadra scortata dalla Polizia, sia nell'impianto sportivo messo a disposizione dall'Inter, che nell'hotel che ospita la comitiva rossoblù. A un solo punto dalla zona retrocessione il Genoa cerca di rialzarsi: si riparte dalla sfida di San Siro contro il Milan. Nel frattempo il questore di Genova Massimo Mazza, intanto, è tornato sui fatti accaduti domenica scorsa. «La polizia aveva in campo un numero adeguato di uomini - ha sottolineato Mazza - e infatti non c'è stata alcuna invasione di campo. Alla richiesta di togliere le maglie, il mio vicario mi ha chiamato. Ero sugli spalti, ho risposto dicendo di comunicare alla società che ero assolutamente contrario. Il vicario lo ha detto due volte ai vertici della società, che ha preso una decisione diversa». Decisione condannata aspramente dai vertici dello sport italiano. «È stata scritta una pagina nera nel mondo del calcio - afferma il presidente del Coni Giovanni Petrucci - la maglia rappresenta la storia dei club, ormai siamo arrivati a un punto di non ritorno. Ma vi rendete conto cosa dicono presidenti, peraltro condannati, che vogliono parlare di etica? Bisogna stare zitti tutti. Il mio è un richiamo sereno a tutto il mondo del calcio, anche ai calciatori. Vedrete cosa farà la Federcalcio: le regole ci sono e verranno applicate». Anche il presidente della Figc Giancarlo Abete ha voluto elogiare l'atteggiamento di Sculli pur condannando la sua negoziazione con gli ultrà. «Può succedere che tifosi violenti cerchino di creare condizioni per non far disputare una partita - ha sottolineato il presidente federale - ma è assolutamente inaccettabile darla vinta a questi delinquenti. Non ci dev'essere nessun confronto con i violenti, che hanno avuto la soddisfazione di vedere le maglie consegnate: una resa inaccettabile. Prenderemo iniziative concrete per combattere il fenomeno violenza». A via Allegri è stato convocato d'urgenza un consigio federale straordinario per venerdì: all'ordine del giorno i fatti violenti di Marassi e la tutela della salute degli sportivi.