Mauri può sperare

Ela visita di ieri mattina di Prandelli al centro sportivo di Formello alimenta la speranza dei tre giocatori che hanno già giocato nell'Italia. Ecco «sicurezza» Marchetti, «garanzia» Ledesma e «fantasia» Mauri, tre personaggi in cerca d'autore. Il portiere sta disputando una stagione straordinaria con la maglia della Lazio tanto che a molti appare inspiegabile l'ostracismo del cittì. O chi è stato chiamato da Lippi in passato non può più tornare nel giro azzurro oppure non sembra esserci una sola ragione. Oltretutto il napoletano De Sanctis per età (sei anni più vecchio) e rendimento ben inferiore all'anno scorso, non sembra esseresi guadagnato sul campo il merito di poter essere il vice-Buffon. Per non parlare di Sirigu e Viviano ancora in corsa per uno dei tre posti ma ben lontani dalle prestazioni del portierone biancoceleste. Che è bene ricordarlo ha già collezionato otto presenze (sette gol incassati) con l'Italia. Tra queste anche le tre sfortunate partite del mondiale sudafricano targato Lippi quando fu chiamato a sostituire Buffon infortunato nella sfida inaugurale contro il Paraguay e poi confermato titolare con Nuova Zelanda e Slovacchia. Nelle ultime sei gare di campionato si gioca molto: Marchetti può puntare a riprendersi il ruolo che già aveva due anni fa, quello di prima alternativa all'intaccabile Buffon. L'altro alfiere biancoceleste a covare il sogno azzurro è Ledesma che sta disputando una strepitosa stagione per continuità di rendimento. A Torino era un po' appannato proprio perché non ha mai mollato la posizione confermandosi una garanzia assoluta per Reja. Grazie al suo passaporto italiano, a novembre 2010 Cristian era stato chiamato proprio da Prandelli per l'amichevole contro la Romania. Giocò male, come tutti peraltro, un tempo prima di essere sostituito da Pirlo ma un giocatore non può essere giudicato solo da quella prestazione arrivata in una sfida che non era sentita da nessuno di quelli che la giocarono. Avrebbe solo bisogno di un'altra occasione per poter dimostrare che la sua rinuncia alla nazionale argentina era sensata anche perché ormai si sente italiano. Conosce l'Inno di Mameli non si sente un oriundo, visto che è in Italia da tredici anni, si è sposato una ragazza italiana, i suoi due figli Daniel e Alice sono nati qui. Per dare fosforo e anche potenza al centrocampo azzurro uno come lui farebbe comodo molto più di calciatori fumosi e reduci da stagioni contradditorie come Aquilani e Montolivo. Restano sei partite per convincere Prandelli che lo segue ma che non sembra più molto innamorato delle sue geometrie. Quello che ha più possibilità, sempre che non si abbatta su di lui lo tsunami delle scommesse, è Stefano Mauri chiamato da Prandelli un anno e mezzo fa (8 ottobre 2010) per giocare da titolare la partita contro l'Irlanda del Nord (0-0), valida per le qualificazioni a Euro 2012. Poi problemi fisici e niente maglia azzurra ma le ultime prestazioni autorizzano l'ottimismo del brianzolo. Le tre reti contro Roma, Napoli e Juve confermano che il peggio è passato: tocca a Prandelli e chissà che l'aquila Olympia fotografata ieri dal cittì non gli abbia suggerito i nomi dei tre laziali.