«A Londra firmerei per 30 medaglie»

Tantisono i giorni che mancano alla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici di Londra 2012, una inezia rispetto all'attesa lunga un quadriennio. L'evento che un tempo fermava le guerre oggi sviluppa un valore che va ben al di là di quello meramente sportivo, pur di enorme portata. I Giochi di oggi incollano ai teleschermi qualche miliardo di spettatori nel pianeta, divenendo - anche - l'evento televisivo più rilevante. In Italia è Sky la tv ufficiale dei Giochi di Londra 2012 e, come al solito, la squadra è all'altezza dell'evento. Uno dei «talent» che commenterà le Olimpiadi inglesi sarà Antonio Rossi che con i cinque cerchi ha una certa confidenza. «Sono già su di giri - attacca l'ex azzurro - al pensiero di vivere un'altra edizione dei Giochi in una nuova veste. Accanto avrò tanti colleghi (Fiona May, Yuri Chechi, Baldini e molti altri, n.d.r.) e sarà bellissima questa nuova esperienza accanto a loro». Dopo aver vinto cinque medaglie olimpiche (tre ori, un argento e un bronzo) l'aspetta una gara tutta nuova. «I Giochi Olimpici da commentatore mi mancavano, dopo tanta esperienza sul campo di gara. Da atleta la tensione è ovviamente maggiore, ma anche una avventura professionale nuova provoca sempre uno stato di attesa adrenalinica. Certo che vedere le Olimpiadi per la prima volta in HD e in 3D sarà bellissimo anche in poltrona». Quanto segna la vita una partecipazione ai Giochi? «Moltissimo, è un'esperienza indimenticabile. Soprattutto, da atleta si vive il villaggio olimpico come un vero paese dei balocchi. Non dimenticherò mai quello della mia prima partecipazione a Barcellona 1992. Il cuore pulsante del villaggio è invariabilmente il ristorante aperto 24 ore al giorno, luogo di ritrovo di atleti di ogni razza e di ogni parte del mondo. Già l'offerta gastronomica - con almeno cinque tipi di cucine - rappresenta le diversità all'interno del villaggio, la stessa che trovi fraternizzando con i giovani di ogni parte del mondo tutti accomunati dal medesimo sogno sportivo». Non le mancheranno i ricordi di incontri particolari. «Ne conservo uno entusiasmante di Pechino 2008, dove ero il portabandiera della delegazione italiana, quando mi ritrovai a mangiare un panino dopo mezzanotte con Nadal e Federer, incredibile». Da ex-portabandiera azzurro, che idea si è fatto delle recenti polemiche? «Intanto credo che sia stata alzata troppa polvere. Sono certo che le preoccupazioni di Federica Pellegrini fossero finalizzate a non compromettere la preparazione, detto che il Coni deve ancora decidere chi avrà questo onore. Per quanto mi riguarda, posso dire che è un'esperienza che vale una medaglia. In salone conservo una gigantografia di quando è toccato a me nel 2008 e ancora oggi al ricordo dell'ingresso nello stadio ho i brividi». Come arriva lo sport azzurro ai Giochi di Londra? «Girano proiezioni che parlano di 30/34 medaglie potenziali, io dico che si potrebbe firmare per 28/30. Ogni edizione diventa più dura, in molte discipline emergono nuovi Paesi e nuovi atleti. Il Coni sta lavorando bene non facendo mancare nulla alla preparazione olimpica che non risente dei tagli per la crisi economica». Cosa farebbe per migliorare lo sport azzurro? «È un problema di diffusione della cultura sportiva e in questo senso è molto importante il progetto Coni-Pubblica Istruzione sull'alfabetizzazione motoria nelle scuole primarie. Si comincia da lì a costruire gli atleti e gli sportivi di domani. Negli USA e nei paesi anglosassoni è così: seguiamo gli esempi virtuosi».