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Domenico Latagliata Venti minuti di Del Piero non sono bastati alla Juventus per battere il Chievo al Bentegodi e scappare davanti a tutti.

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Nonuna gran partita, a dirla tutta, e Juventus che perde una bella occasione per dare un colpetto alla classifica. I bianconeri restano in testa, certo: rispetto alla gara contro il Milan vinta prima della sosta, però, compiono un piccolo ma significativo passo indietro. Perché, dato atto alla squadra di Conte di non avere sbagliato approccio mentale al match («Da quel punto di vista siamo tornati a essere una grande», ha detto il tecnico), va anche rilevato che Sorrentino ha compiuto un solo intervento degno di nota (su Pepe): per il resto, due conclusioni pericolose (ma a lato) di Marchisio e Giaccherini sempre nel secondo tempo e il già citato palo di Del Piero. Ecco: il capitano, contrariamente alle previsioni, ha cominciato dalla panchina lasciando spazio a Vidal e al 4-1-4-1 di cui si è innamorato Conte. Modulo che ha funzionato e che certamente potrà funzionare ancora a patto che Vucinic non sia il giocatore visto ieri: con il montenegrino in giornata no e un Krasic che risulta sempre più inguardabile, la manovra della Juventus era un inno al «vorrei ma non posso». Di contro, il Chievo si confermava la solita squadra organizzata: Sammarco era la sentinella di Pirlo, Pellissier (che reclamava anche un rigore) e Thereau (fermato dall'arbitro a tu per tu con Buffon dopo avere rubato palla a Pirlo) provavano a pungere appena possibile. Risultato: assorbita la sfuriata juventina all'inizio dei due tempi, il Chievo non porgeva mai l'altra guancia. Buffon non correva grandi pericoli, anche se nel primo tempo una punizione di Pellissier gli dava fastidio, e nel finale era provvidenziale l'intervento di Del Piero per evitare che la zampata di Pellissier diventasse decisiva. «È stata una partita difficile in cui il Chievo ha tenuto testa alla Juve - ha commentato il tecnico gialloblu Di Carlo a fine gara -. Sugli episodi e sull'arbitraggio non voglio contestare anche perché De Marco è stato anche abbastanza bravo, ma forse su alcune situazioni c'è qualcosa da recriminare. Su Pellissier c'è un rigore, che si può anche non dare, ma la trattenuta su Mandelli in area di rigore... » Sull'arbitraggio nessun commento nemmeno da Conte che pensa già al futuro: «Io sono soddisfatto. Per diventare grandi davvero, ci manca ancora qualche piccolo particolare». Fare gol per esempio.

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