Ibra affossa il Palermo e scaccia la crisi

La cura Allegri sortisce effetti: il Milan affonda il Palermo, segna tre reti e si rimette in piena corsa per il campionato. Non è più tempo di mal di pancia: Ibrahimovic risponde con i fatti all'ondata polemica innescata dalle sue stesse dichiarazioni. Anche Cassano - che lo aveva seguito nel palesare una certa stanchezza verso il calcio - si fa sentire a suon di gol, rassicura i tifosi e si dimostra motivato e felice. Torna il sorriso in casa Milan attraversata - negli ultimi tempi - da inconsuete inquietudini. Fuochi apparentemente spenti: torna l'arcobaleno e si spera il sereno tenga a lungo. Mercoledì c'è la Champions, quindi non c'è il tempo di esultare: l'ora del Bate Borisov è già scoccata. Il Milan fatica ma non troppo per 40 minuti prima di avere ragione di un Palermo che suscita una certa tenerezza: Davis Mangia è emozionato nel tempio di San Siro, quello dal quale impartiva lezioni il 'Maestrò Arrigo Sacchi. Il giovane allenatore guarda trasognato Ibrahimovic, e probabilmente nutre la speranza di portare a casa qualcosa. Il Milan però non molla di un millimetro e - come è naturale - si lancia all'attacco. Partita molto difensiva quella dei rosanero che resistono fino al 40' quando arriva il gol di Nocerino il quale rispetta la crudele legge dell'ex. Il giocatore non esulta in segno di rispetto verso la sua squadra di un tempo. Festeggiano invece i suoi compagni e il pubblico di San Siro. Un gol - quello di Nocerino - pesantissimo perchè spiana la strada a una vittoria piena, rotonda e meritata del Milan. Mangia rientra a Palermo con più esperienza e molte emozioni. Di certo senza voce: per l'intera partita sprona, offre indicazioni, si muove come un tarantolato. Tuta e scarpe da ginnastica, Mangia stride con Allegri, più che mai pettinato come piace al presidente Berlusconi, elegante nel suo look di alta rappresentanza. Alla vigilia, Allegri aveva chiesto ai suoi giocatori di mettere in campo qualcosa in più, nel cuore, nelle gambe e nella testa. Basta alibi, aveva detto con la chiarezza dei toscani. E se il buongiorno si vede dal mattino, già dalle prime battute della sfida, si capisce che quell'ingrediente magico era stato aggiunto alla ricetta rossonera. Possesso palla, bel fraseggio, serata di grazia per Ibrahimovic che non ha segnato ma si conferma un portentoso assist-man. Bene Aquilani e ottimo Nocerino. Abbiati disoccupato, problemi per Thiago Silva, costretto a uscire. Assente Seedorf, il centrocampo propone una forte carica offensiva contro un Palermo che resiste. Ma la sua area è un fortino in stato di costante assedio. Delude Hernandez, Miccoli non sta bene e si vede (è immobile), Ilicic spento. I 'ragazzì di Mangia alzano un muro ma il Milan supera la barricata d'impeto e slancio: è il 40' del primo tempo quando l'ex Antonio Nocerino segna il gol dell'1-0. Sua la firma, ma l'ispiratore è Ibra, il quale si inventa una parabola splendida per la testa di Aquilani. Sponda di testa, Nocerino da due passi non può sbagliare. Si va al riposo con qualche ansia di meno: il Milan torna in campo sciolto, leggero, fluido. Le geometrie di gioco vengono tracciate con facilità, mentre piano piano il Palermo si ritira, quasi rinunciatario e statico sulle gambe. Show di Ibrahimovic tra tacchi e acrobazie, un funambolo del pallone. È sempre lui al 10' del secondo tempo a scrutare il campo e a trovare il corridoio perfetto: uno spazio presidiato da Robinho che riesce a spingere la palla in rete con la punta del destro. Cassano, Ibra e Robinho si cercano, si capiscono e insieme compongono un ottimo tridente d'attacco: la serata riserva momenti di gloria per il campione di Bari Vecchia che, ispirato da Abate, segna il gol del 3-0 con un destro a giro. Ora si entra in una fase cruciale, decisiva in un campionato sempre più pazzo e aperto. Il Milan si porta a otto punti, nel giorno del ko dell'Inter a Catania e della sconfitta Napoli battuto in casa dal Parma e alla vigilia dell'importante derby di Roma. Ritrovati gol e vittoria, bisogna scongiurare ulteriori mal di pancia e cominciare a vincere anche fuori casa. La missione scudetto chissà non sia iniziata questa sera.