L'assemblea di Lega decide sui diritti tv

Nonostantele concilianti parole del presidente di Lega Beretta che ha fatto un appello ai 20 presidenti di serie A per trovare un accordo collettivo sui diritti tv. Tanti soldi sul piatto della bilancia, che le piccole società vorrebbero far pendere dalla loro parte. Le big non intendono minimamente assecondare la volontà dei 15 club minori, rinunciando a una bella fetta di torta: la Juve dovrebbe rinunciare a 13 milioni di euro, Milan e Inter rispettivamente a 9 e 8 milioni. Napoli e Roma, considerando i risultati delle ricerche demoscopiche, potrebbero saltare dall'altra parte: i due club incasserebbero otto milioni in più rispetto al passato. Lo scorso 22 aprile le cinque grandi avevano combattuto insieme, opponendosi ai criteri dei bacini d'utenza votati dalle altre 15 società, che comprendevano «la seconda» squadra del cuore, e gli ascolti tv. La Corte di giustizia aveva legittimato la scelta della maggioranza, ma l'11 giugno il Governo aveva dato ragione ai 5 club affermando che i sostenitori hanno una sola squadra del cuore. In attesa del verdetto dell'Alta Corte, congelato per dare la possibilità all'Assemblea di trovare un accordo collettivo, oggi si scende in campo. Sarà una riunione bollente, dove le big minacciano già battaglia. «Ci presenteremo in Lega con la serenità di chi si fida della parola data dagli altri - ha dichiarato l'amministratore delegato dell'Inter Paolillo - nelll'ultima riunione il presidente del Genoa Enrico Preziosi, a nome di tutti gli altri colleghi, ha garantito che qualunque fosse stato il risultato delle indagini demoscopiche un accordo si sarebbe trovato. Crediamo alla parola di Preziosi e siamo convinti che sarà rispettata. Aspettiamo il confronto in assemblea per vedere se ci sarà un accordo, altrimenti - conclude Paolillo - percorreremo le vie legali in tutti i gradini obbligatori». La situazione è delicata, il rischio di una spaccatura è dietro l'angolo. Con un presidente dimissionario, un contratto collettivo di lavoro dei calciatori ancora in alto mare e una battaglia dei diritti tv portata avanti senza esclusione di colpi, si configura un rischio di commissariamento della Lega.