A un passo dal sogno

Montecarlo incorona il nuovo principe, è Sebastian Vettel. Anche alla roulette monegasca esce il suo nome, difficile non pensare che con cinque successi in sei corse, il campionato sia già scritto. Vettel ci mette la bravura, tantissima, la fortuna, l'aiutino al momento giusto: il tedesco infatti ha rischiato di bissare la Cina dove a pochi giri dalla fine con gomme sfinite fu costretto a cedere a Hamilton. E invece il secondo ingresso della safety car al 69° giro per l'incidente tra Petrov e Alguersuari neutralizza gli attacchi dei più veloci Alonso e Button e decide l'ordine di arrivo. Il cavaliere della Rossa braccava da tempo il leader, se non fosse stato per l'interruzione avrebbe forse festeggiato qualcosa di più di un secondo posto. Terzo Button: gara consistente, ma sperava in ben altro. Un podio principesco con tre campioni del mondo. Ottima la partenza di Vettel e del ferrista che sopravanza il sempre più depresso Webber, mentre Massa guadagna una posizione. Malissimo invece Schumacher che ne perde cinque e finisce ritirato (si ferma in traiettoria chiamando il primo ingresso della safety car). Mentre il battistrada fa il vuoto, Hamilton, sesto, pervicacemente vuol dimostrare che a Montecarlo si può superare. Lo spettacolo fa divertire gli spettatori e indispettire i colleghi. Al 10° giro è autore di uno strepitoso sorpasso ai danni di Schumi entrato in crisi con le gomme posteriori, stesso problema sulla Mercedes di Rosberg. A circa metà gara si mette in testa di passare Massa alla curva della «vecchia stazione», non c'è spazio e sperona la F150°. Il brasiliano tenta di recuperare sotto il tunnel ma va sullo sporco e con l'ala danneggiata è costretto al secondo ritiro consecutivo. Zero punti in tre gare per il brasiliano che plaude alla decisione dei commissari di far scontare al britannico la manovra azzardata con un «drive through». Sempre Hamilton è protagonista negativo nel finale: infila Maldonado spedendolo contro il muro. «Non ho capito dove voleva andare» commenterà sarcastico il pilota della Williams che all'esordio su questa pista era stato eccellente e meritava i punti. Per Lewis, invece, sesto posto finale con venti punti di penalità a fine gara che non cambiano la sua posizione. Corsa avvincente anche per il caos ai box nel gestire le mescole Pirelli, i team hanno provato a giocare sull'effetto sorpresa: una sosta per Vettel, due per Alonso e tre per Button. Dal 63° giro formano un trenino in cui lo spagnolo piano piano si incolla ai tubi di scarico della Red Bull che ha problemi in accelerazione a causa delle ruote troppo usurate, ma quando sta per sferrare l'attacco, l'incidente alle piscine tra Petrov e Alguersari, innescato da Sutil, fa saltare il banco: safety car, bandiera rossa e restart. Il russo della Renault picchia frontalmente, nuovi attimi di tensione dopo quelli vissuti per Perez (sarà dimesso lunedì), poi si capisce che per la seconda volta in due giorni è andata bene: nessuna lesione. Sulla griglia è permesso cambiare le gomme e così lo schiacciasassi Vettel evita la pressione infernale di Alonso nei restanti sei giri: i giochi sono fatti se non per Webber che strappa senza tanti complimenti il quarto posto a Kobayashi e marca il miglior tempo. Si sbagliano le strategie, cambiano le gomme e gli sfidanti, si sostituisce il pacchetto kers, si va su piste diverse, ci sono gli imprevisti ma Vettel è sempre lì con il bacino alla stratosferica RB7 e il ditone alzato in segno di vittoria. Adesso gran spettacolo a Montreal e Valencia grazie alle sorprendenti supermorbide e all'ala mobile (qui inutile come previsto) attivabile in due punti diversi del tracciato.